CINEMA – Il cattivo poeta, il tramonto del «Vate»

Esagerato, complicato, egocentrico, esteta, folle, amante della bellezza e guidato da un insaziabile impulso sessuale, autoproclamatosi “Vate”, Gabriele d’Annunzio è stato uno degli ultimi grandi poeti italiani capaci di imporsi anche all’estero.

Ad un anno dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, incita 100mila persone accorse a Genova per salutarlo al ritorno dalla Francia, e chiede di entrare in guerra per completare l’unificazione d’Italia. Arruolato nei Lancieri di Novara a 52 anni, partecipa ad azioni dimostrative fra cui la più celebre, il 9 agosto 1918, quando vola sul cielo di Vienna lanciando 400mila volantini sulla città. Tre mesi dopo, l’Italia forma l’armistizio e d’Annunzio, che preferiva la spada alla politica, storce il naso: “Sento odore di puzza di pace”.

A muovere i suoi dubbi è un rapporto con Mussolini da sempre ambiguo: ambedue si rispettano senza fidarsi troppo uno dell’altro. Il Duce, che teme lo spirito critico e indipendente di d’Annunzio, con una mano lo copre di onori, e con l’altra lo rende sempre più ininfluente a livello politico. Il rapporto si incrina del tutto quando Mussolini si avvicina al regime nazista di Hitler, definito dal vate “un pagliaccio”. È esattamente questo, il periodo che porta al tramonto di d’Annunzio, l’arco di tempo su cui si concentra Il cattivo poeta, opera prima di Gianluca Jodice, interpretata da un intenso Sergio Castellitto nei pani del Vate.

Tra il 1936 e il 1937, l’Impero d’Italia sta per raggiungere la sua massima estensione: dal Rodano ai Balcani, la Croazia, la Dalmazia, il Montenegro, l’Albania e la Grecia, e fino all'Africa, con la Libia, l'Eritrea, la Somalia e da poco anche l’Etiopia. Da una parte il Duce, condottiero indiscusso della nazione, e dall’altra il Vate, sempre più vecchio e in disparte, sono ai ferri corti. Ma i venti di guerra spirano ormai con forza, e l’OVRA (la polizia segreta), ha messo gli italiani sempre più sotto controllo, trasformando ogni condominio in un covo di spie e delatori. Su ordine del Duce, l’opinione pubblica dev’essere eccitata dalla propaganda per accettare le nuove alleanze in politica estera, che secondo i piani dovrebbero dare all’Italia un nuovo posizionamento nello scacchiere internazionale.

Nessuno deve opporsi, neanche d’Annunzio, che Mussolini teme per la fama che il poeta pescarese si è conquistato a livello internazionale come intellettuale ed eroe di guerra. Qualsiasi parola del Vate, pronunciata o scritta, può mandare in crisi il regime, e per arginarlo, il Duce ordina che Il Vittoriale, la sontuosa residenza di d’Annunzio sulle rive del Lago di Garda, sia messa stretto controllo. L’incaricato è un giovane gerarca, lo zelante federale bresciano Giovanni Comini, che ha il compito di disinnescare con qualsiasi mezzo ciò che il poeta potrebbe progettare per far fallire l’asse italo-tedesco.

Il Cattivo Poeta racconta l’inverno della vita del grande poeta, e di una nazione intera. È l’ultimo anno di Gabriele d’Annunzio da un punto di vista particolare, quasi una spy-story, anche se basato rigorosamente su fatti storici accertati.

La lunghissima clausura, quasi un auto-esilio, di d’Annunzio dentro il Vittoriale volge al termine: l’età avanzata, i malanni e i vizi lo hanno portato a una depressione finale. Soltanto il rapporto che riuscirà ad instaurare con il giovane inviato di Mussolini, saprà procurargli l’ultimo sussulto di vitalità, spingendolo a desiderare ancora qualcosa.

Come nel più classico dei noir, si fronteggiano mondi contrapposti: da una parte un luogo chiuso e isolato come il Vittoriale, dall’altra la realtà esterna, la politica e i suoi più torbidi movimenti.

LA TRAMA

1936: su indicazione di Achille Starace, segretario del Partito Fascista e numero due del regime, Giovanni Comini è stato appena nominato federale, il più giovane d’Italia. Per lui, Starace ha in mente una missione delicatissima: sorvegliare Gabriele d’Annunzio e metterlo nella condizione di non nuocere.

Negli ultimi tempi, il Vate è sempre più contrariato verso le politiche del Duce, che punta all’alleanza con la Germania di Hitler. Ma la realtà che trova al Vittoriale, porterà Comini a subire il fascino per l’immensa personalità del poeta e a mettere in dubbio la propria fedeltà al fascismo, rischiando una promettente carriera.

CAST TECNICO

Regia e sceneggiatura            Gianluca Jodice

Fotografia                                Daniele Ciprì

Montaggio                               Simona Paggi

Musiche                                   Michele Braga

Scenografia                             Tonino Zera

Costumi                                   Andra Cavalletto

Casting                                    Francesca Borromeo

Suono                                      Angelo Bonanni

Organizzazione Generale       Jacopo Cino

Delegato di produzione           Camilla Fava del Piano

Produttore associato               Ines Vasjlievic

Prodotto da                              Matteo Rovere e Andrea Paris

Coprodotto da                          Nicolas Anthomé

Produzione                               Ascent Film e Batysphere

Distribuzione                            01 Distribution

Durata                                      106 minuti

Uscita nelle sale                       20 maggio 2021

PERSONAGGI E INTERPRETI

Gabriele d’Annunzio                 Sergio Castellitto

Giovanni Comini                       Francesco Patanè

Giancarlo Maroni                      Tommaso Ragno

Amélie Mazoyer                        Clotilde Courau

Achille Starace                          Fausto Rossi Alesi

Commissario Rizzo                   Massimiliano Rossi

Luisa Baccara                            Elena Bucci

Lina                                            Lidiya Liberman

Emy                                            Janina Rudenskja

Carletto                                       Lino Musella