CINEMA – I 40 anni del Torino Film Festival

Secondo lo scrittore e drammaturgo Vitaliano Brancati, “Un uomo può avere due volte vent’anni, senza averne quaranta”. Una regola che allora può valere anche altrove, ad esempio per gli eventi che le 40 candeline le celebrano con orgoglio. Come il “TFF”, acronimo di “Torino Film Festival”, da rassegna che voleva raccogliere e raccontare i fermenti del cinema giovanile torinese a evento di prima grandezza nel panorama cinefilo italiano ma senza mai cedere ai lustrini dei red carpet.

Per il TFF l’edizione numero 40 racconta una maturità ormai acquisita da tempo e gestita con sapienza, crescendo un passo per volta senza strafare, come nella migliore tradizione sabauda. La quarantesima edizione, in programma dal 25 novembre al 3 dicembre sotto l’egida del Museo Nazionale del Cinema, segna il ritorno al timone di Steve Della Casa che torna a dirigere la manifestazione a vent’anni dall’ultima volta. Ma soprattutto segna il ritorno in sala del pubblico, prospettiva su cui si sono concentrati gli sforzi e le scelte strategiche del Museo Nazionale del Cinema.

La novità di “Casa Festival”, una cittadella del cinema aperta al pubblico e sistemata nel suggestivo scenario della Cavallerizza Reale, nel centro di Torino, è a suo modo simbolica: il festival vuole coinvolgere la città, vuole che gli addetti ai lavori e gli artisti si mescolino con il pubblico come nella grande tradizione di un evento cinematografaro “operaio”, senso più nobile del termine.

La scelta di affidare l’immagine della quarantesima edizione a un artista come Ugo Nespolo va nella stessa direzione: Nespolo ha frequentato assiduamente il cinema e per creare l’immagine del 40 TFF ha voluto rendere omaggio ai grandi miti dell’immaginario cinematografico per realizzare elementi pop che vestiranno la città nei giorni del festival. E anche la scelta di inaugurare il festival stesso con un gala al Teatro Regio nel quale “Hollywood Party” (la storica trasmissione di cinema di Rai Radio3) ha raccolto ospiti prestigiosi per affrontare un tema sfizioso: il rapporto tra i Beatles, i Rolling Stones e il cinema. Come madrina del festival è stata scelta Pilar Fogliati, talento dello spettacolo italiano che alterna piccolo e grande schermo.

In realtà, gli ospiti sono una vera valanga, che hanno accettato di raggiungere Torino ben sapendo di non trovare tappeti rossi ma per parlare di cinema di fronte al pubblico. Da Malcolm McDowell (che festeggerà a Torino i 50 anni di Arancia meccanica e riceverà dal Museo Nazionale del Cinema la Stella della Mole) a Paola Cortellesi, da Toni Servillo a Mario Martone, da Stefano Bollani a Valentina Cenni, da Paolo Sorrentino a Sergio Castellitto, daMichele Placido a Noemi, da Francesco De Gregori a Marco D’Amore, da Marina Cicogna a Simona Ventura, daVittorio Sgarbi a Morgan, da Gianluca Vialli a Roberto Mancini, da Louis Mandoki a Lamberto Bava: storie e idee diverse, tutte accomunate da un incontro pubblico e da un grande amore per la settima arte.

Poi, finalmente, ci sono i film. Tanti esordi e anteprime internazionali, titoli dei quali sentiremo parlare in futuro, e anche qualche gradito ritorno, come quello di Antonio Rezza che propone un film straordinario tornando nel festival che aveva vinto due volte negli anni Novanta. E poi ci sono le intersezioni, in particolare con la Film Commission, il Torino Film Lab e con il Torino Film Industry che quest’anno vedrà il TFF impegnato in prima persona.

Da sempre attento ai temi della sostenibilità ambientale il Torino Film Festival ribadisce la volontà ad impegnarsi facendo proprie le buone pratiche indicate nella Guida Festival Green realizzata dall’AFIC (Associazione Festival Italiani Cinema) su 10 aree tematiche di intervento: mobilità, consumi energetici, sostenibilità alimentare, produzione di un merchandising ecologico e riciclabile, per rendere un evento cinematografico più ecologico possibile.

Sono questi gli elementi che caratterizzano il Torino Film Festival numero 40, un festival colto ma popolare, di ricerca ma divertente. Un festival che vuole essere una festa.

I NUMERI

Sono 173 i film presentati al 40 Torino Film Festival - di cui 135 lungometraggi, 14 mediometraggi, 24 cortometraggi, 81 anteprime mondiali, 10 anteprime internazionali, 4 anteprime europee e 56 anteprime italiane - selezionati su più di 4500 opere visionate.

CONCORSO LUNGOMETRAGGI

Composto di 12 film - opere prima, seconde o terze – sorrette da una visione del cinema che si spinge verso il futuro, ma con radici ben salde e storie capaci di far innamorare il pubblico. Nuovi autori, com’è tradizione del Torino Film Festival, che destinati a trovare posto tra i maestri di domani, con il loro sguardo sul reale, eccentrico, drammatico, politico, ribelle, dirompente, irriverente. Un vero e proprio giro del mondo, dal Giappone alla Romania, dal Canada agli Stati Uniti, ma anche Svizzera, Ucraina, Nicaragua, Francia, Spagna, Argentina, Italia e Serbia, attraverso racconti di gioventù, non sempre crudeli, ma esemplari e vibranti.

FALCON LAKE
 - di Charlotte Le Bon (Francia/Canada, 2022, DCP, 100')
Dalla graphic novel di Bastien Vivès. Due adolescenti, d'estate: la scoperta del desiderio e il fantasma del lago.

LA HIJA DE TODAS LAS RABIAS / DAUGHTER OF RAGE
 - di Laura Baumeister (Nicaragua/Messico, 2022, DCP, 90')
. Nicaragua: i viaggio di una bambina in un mondo ostile riscattato dalla fantasia.

KRISTINA / CHRISTINA
 - di Nikola Spasic (Serbia, 2022, DCP, 90')
 Ritratto in forma di docu-fiction di una sex worker transessuale serba.

LA LUNGA CORSA / JAILBIRD - 
di Andrea Magnani (Italia / Ucraina, 2022, DCP, 88') 
Il cielo in una cella: tra coming of age surreale e fiaba carceraria, l'opera seconda di Andrea Magnani.

MAN AND DOG
 - di Stefan Constantinescu (Romania/Bulgaria, 2022, DCP, 106')
. Nel solco del cinema rumeno contemporaneo, un film teso e ambiguo.

NAGISA - 
di Takeshi Kogahara (Giappone, 2021, DCP, 87'. )
Il dolore mangia l'anima: quasi una ghost story persa nel tunnel del ricordo di una sorella scomparsa.

PALM TREES AND POWER LINES
 - di Jamie Dack (USA, 2022, DCP, 110') 
Un uomo e un’adolescente nella provincia americana. Sobrio e rigoroso, con un finale che non si dimentica.

PAMFIR - 
di Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk (Ucraina/Francia/Polonia, 2022, DCP, 106'). 
In una terra di riti pagani e suggestioni senza tempo un padre lotta per la sua famiglia.

LA PIEDAD - 
di Eduardo Casanova (Spagna / Argentina, 2022, DCP, 84'). 
Sangue vermiglio e canti coreani in un mother-son horror comedy a metà tra il primo Almodóvar e Takashi Miike.

RODEO - 
di Lola Quivoron (Francia, 2022, DCP, 110'). 
Un'opera prima ribelle e insolente fatta di sangue, asfalto e adrenalina.

UNREST
 - di Cyril Schäublin (Svizzera, 2022, DCP, 93'). 
Nella Svizzera della seconda metà dell’Ottocento: essere padroni del tempo, contro il tempo del padrone.

WAR PONY
 - di Riley Keough, Gina Gammell (USA, 2022, DCP, 115')
. Camera d’Or a Cannes, il ritratto appassionante di una comunità di nativi americani.

CONCORSO DOCUMENTARI INTERNAZIONALI

È un dato di fatto: che lo si chiami (ancora o di nuovo) documentario o che lo si etichetti come cinema del reale, è soprattutto in questo ambito che l’arte cinematografica tenta di reinventarsi, dibattendosi alla ricerca di nuovi linguaggi e nuovi modi per raccontare il mondo, sbilanciando i rapporti tra fiction e non-fiction, provando a interpellare, inquadrare, sfidare la realtà. Il Concorso documentari internazionali è stato costruito come una mappatura delle forme possibili, delle certe tendenze del documentario, accogliendo film da tutto il mondo (dal Brasile al Portogallo, dall’Australia all’Argentina, dal Libano alla Cina), affrontato in modi diversi (dal documentario animato a quello d’osservazione, dal commento su materiale d’archivio al re-enactment, dalla sinfonia della città alla passeggiata), ma anche passando tra toni e registri opposti, fra commedie e angosce. Otto film che finiscono per condividere un comune sentimento, la necessità di interrogarsi sui luoghi e sulle rovine del cinema e della Storia, l’esigenza di guardare con occhi nuovi quel che resta del mondo come lo conosciamo.

CONCORSO DOCUMENTARI ITALIANI

Otto modi di declinare il documentario italiano per un Concorso che guarda la realtà contemporanea ripensando il passato. Liberarsi nel senso quotidiano dell'esistere è la spinta che muove la Foga dei passi – Cinemavita percorsi da Francis Magnenot e Katia Viscogliosi tra Roma e Lione nei giorni del lockdown. Ma il confinamento è anche quello che ha offerto a Luca Ferri la distanza del mezzo per la narrazione della Vita terrena di Amleto Marco Belelli, meglio noto come il Divino Otelma. Così come ha dato al collettivo Santabelva l'occasione di confrontarsi col Corpo dei giorni di libertà vigilata garantiti dalla legge al terrorista nero Mario Tuti. Le esperienze personali sono trame di vita vissuta e filmata in tournée dagli attori dalla Cie du Passage di Neuchâtel, riscritta da Cosimo Terlizzi in Cinque uomini, un diario al di là della scena. Ma la biografia può anche essere trama di una narrazione di un gesto estremo nel dialogo tra Francesco Patierno e la scrittrice Fuani Marino da cui scaturisce Svegliami a mezzanotte. La Storia e le vite si intrecciano invece in N'en parlons plus di Cecile Khindria e Vittorio Moroni, sospeso sui ricordi di una famiglia di algerini harkis fuggita in Francia e rinchiusa in un campo di prigionia. E poi c'è il mito: che interroga il paesaggio siciliano, ritrovando attraverso i pupi di Mimmo Cuticchio i passi di Dante e Virgilio Sulle vie dell'inferno. E che contempla la forza primigenia delle fiamme dell'Etna, cercando una risposta al quesito posto da Giuseppe Spina e Giulia Mazzone in Dove vanno i vecchi dei che il mondo ignora?

SPAZIO ITALIA

Da grande tradizione del Torino Film Festival la sezione competitiva dedicata ai cortometraggi italiani è sempre stata concepita come una palestra vivace e dinamica all’interno della quale osservare i primi movimenti e le sperimentazioni iniziali di giovani autori che si affacciano al mondo del cinema, mescolandoli, in alcuni casi, alle prove di registi più noti. Un modo per dare vita a un circolo virtuoso in cui non solo far convivere generazioni differenti, ma poter proporre al pubblico anche una selezione versatile di opere dagli approcci diversi, e in cui accostare il cinema narrativo a quello più sperimentale. Seguendo queste coordinate sono stati pensati i tre programmi di film che compongono la sezione, divisi in tre giornate – fuori concorso c’è anche Essere oro di Valentina Cenni, esempio di una collaborazione ad alto livello (il film vede coinvolti Stefano Bollani, Luca Bigazzi, Giorgio Tirabassi) che rende il corto una vera e propria case history e che come tale sarà presentata. Gli altri diciotto cortometraggi sono invece tutti in gara e si diversificano sia per genere sia per le storie che raccontano. Una festa dello sguardo dove rintracciare le idee e i talenti del cinema di domani.

FUORI CONCORSO

Spazio aperto per eccellenza, il fuori concorso del Torino Film Festival presenta quest’anno una selezione particolarmente articolata che offre una mappatura delle principali linee di tendenza del cinema contemporaneo. Quattro i pilastri attorno a cui ruota la sezione: il ritorno dei grandi autori e amici del festival (Werner Herzog, Aleksandr Sokurov, Jerzy Skolimowski, Alain Cavalier, Lav Diaz, Antonio Rezza, Sebastien Betbeder, Daniele Vicari, Christophe Honoré, Pappi Corsicato, Alain Guiraudie); la scoperta o la conferma di una nuova promettente generazione di cineasti internazionali (Santiago Mitre, Davy Chou, Hlynur Palmason, Alain Ugetto, Chie Hayakawa); il cinema di genere, declinato in tutte le sue possibili formulazioni (dalla commedia d’epoca di Pinball – The Man Who Saved the Game all’horror tutto al femminile di Nocebo, passando per il thriller -splatter coreano Wolf Hunting Project, la fantascienza sghemba di Quentin Dupieux, il poliziesco australiano The Stranger, fino al peplum croato Illyricum); e la produzione hollywoodiana della stagione, tra cui gli attesissimi Empire of Light di Sam Mendes, She Said di Maria Schrader e Daliland di Mary Harron. Senza dimenticare la serialità televisiva italiana (Bad Guy e Il nostro generale) e l’omaggio a Mike Kaplan, produttore di Robert Altman, che al festival presenterà due documentari realizzati negli anni novanta, tra cui Luck, Trust & Ketchup sulla lavorazione di America Oggi.

FUORI CONCORSO - Ritratti e paesaggi

Il più famoso ritratto del mondo è italiano. E dietro Monna Lisa si intravede un paesaggio. Su chi fosse la donna e dove in realtà sia lo sfondo si sono arrovellati in molti. Non avendo un Leonardo a disposizione (ma i nomi di rilievo non mancano) il TFF fornisce tutti gli elementi che permettono di conoscere un cantante confidenziale (Achille Togliani), una cantante folk (Rosa Balistreri) un musicista jazz (Piero Umiliani), un poeta regista (Pier Paolo Pasolini), un poeta editore (Lawrence Ferlinghetti), un polemista (Vittorio Sgarbi), un radicale (Marco Pannella), i ragazzi, cresciuti, della 3° B (quelli di Io speriamo che me la cavo). Poi come paesaggi propone anche escursioni verso Napoli (magica), Bologna (cinematografica), Genova (calcistica), il Sud arcaico di Villamarosa, oltre a una gita in montagna per redimersi.

FUORI CONCORSO - Dei conflitti e delle idee

Focus speciale della quarantesima edizione, intercetta una tendenza forte della produzione documentaria italiana del 2022: la riflessione storico/politica sul passato più o meno recente del nostro paese. Le sei opere rievocano importanti passaggi storici e fenomeni sociali avvenuti tra XX e XXI secolo: dagli anni di piombo, visti da opposte fazioni, alle esperienze di governo locale di Maurizio Valenzi, primo sindaco comunista di Napoli, passando per la caduta del muro di Berlino fino ai Movimenti No TAV e Fridays For the Future. Un confronto serrato e senza sconti con il mondo delle idee e dell’agire politico, che racconta il tramonto delle utopie novecentesche e le riformulazioni delle ideologie avvenute nel passaggio al nuovo secolo.

FUORI CONCORSO - Torinofilmlab

Una fucina preziosa di talenti e un laboratorio molto attivo per il sostegno offerto a registi, sceneggiatori, produttori e professionisti di tutto il mondo. Tra le opere che ha contribuito a far nascere nell’ultimo anno ci sono i quattro film presenti al 40 Torino Film Festival (tutti esordi), già reduci da uno straordinario successo di pubblico e di critica nei festival internazionali, dove sono stati proposti. O acidente del brasiliano Bruno Carboni, una variazione sul tema del caso che cambia i percorsi delle cose seguendo un preciso e imprevedibile disegno. Runner della statunitense Marian Mathias, il racconto di una fuga esistenziale prima ancora che fisica. Un varon di Fabián Hernández si immerge in uno dei quartieri più pericolosi di Bogotà, tra criminalità minorile e spaccio di droga. The Woodcutter Story, infine, di Mikko Myllylahti propone una filosofia di vita surreale e squisitamente finnica.

FUORI CONCORSO - Fedeli alla linea

Una giornata dedicata al cinema sperimentale italiano, che continua da anni a immaginare un nuovo cinema possibile, un rapporto con le immagini differente, non necessariamente narrativo, e un dialogo con la realtà che non sempre ha a che fare con la registrazione. Un cinema fatto da registi cocciuti che da anni lavorano a opere fuori formato e fuori mercato, Michele Sambin, Michelangelo Buffa, Francesco Ballo, Bruno Bigoni, Giovanni Piperno e Tonino De Bernardi.

MEZZOGIORNO DI FUOCO

Il western torna al Torino Film Festival con una sezione appositamente dedicata. Otto film di culto per gli appassionati del genere, ma poco noti al grande pubblico. La scelta è ricaduta sul periodo d’oro del western statunitense (dal 1938 al 1960), ma non su grandi nomi o su opere ormai canonizzate. Niente John Ford o Mann, Boetticher, Hawks: al loro posto, solidi mestieranti come Ray Enright o Lesley Selander, o autori di cult-movies (sempre e rigorosamente “di serie B”) come Joseph H. Lewis. Al posto di John Wayne, Gary Cooper o James Stewart gente come Randolph Scott, Joel McCrea o Sterling Hayden, che al western hanno dedicato gran parte delle loro carriere. I film presentati hanno tutti qualche peculiarità, che li rende “eccentrici”: un eroe che non impugna la pistola ma un arpione da balena, un diffuso erotismo solitamente alieno al genere, una durezza insolita o al contrario una dolcezza agreste, un cast di soli attori nani o una trama che non prevede nemmeno un proiettile sparato. Opere che talvolta si rifanno a modelli di maggiore successo, o che al contrario li anticipano. Uno sguardo inedito su un genere che in quegli anni non era solo il “cinema americano per eccellenza”, ma soprattutto un laboratorio inesauribile di invenzioni e sperimentazioni, capace come pochi altri di incidere sull’immaginario collettivo.

MASTERCLASS

La presenza di ospiti importanti e molto noti al pubblico rappresenta un importante arricchimento nel programma del TFF, ma anche una linea editoriale. Gli racconteranno il loro rapporto con il cinema.

PAOLA CORTELLESI


La popolare attrice (da poco anche regista) ripercorre la sua carriera concentrandosi soprattutto sul lavoro di sceneggiatrice.

MALCOLM MCDOWELL


Una cavalcata sulla carriera di un grande attore che ha unito il free cinema, Stanley Kubrick, Tinto Brass, Sergio Citti e le serie televisive di successo.

PILAR FOGLIATI + GIOVANNI VERONESI

Il rapporto tra scrittura e recitazione attraverso il rapporto tra una giovane attrice di successo e uno sceneggiatore e regista di esperienza.

MARIO MARTONE


In attesa di candidatura all’Oscar, Mario Martone ripercorre la carriera tra cinema, teatro e televisione, di Massimo Troisi, l’attore e regista che a sua volta ha vissuto quel percorso.

NOEMI


Una delle voci più interessanti della canzone italiana ripercorre la sua passione per il cinema, che l’ha portata a studiare e a laurearsi proprio sulla settima arte.

TONI SERVILLO


L’attore più poliedrico e iconico dello spettacolo italiano ripercorre la sua carriera, i ruoli più difficili, le scelte più importanti e il grande successo internazionale.

INFO PRATICHE

Torino Film Festival
 - Via Cagliari, 34/C


Contatti: +39 011 8138825 - www.torinofilmfest.org

PROIEZIONI / MASTERCLASS / INCONTRI MULTISALA

Cinema Massimo, 
Via G. Verdi, 18 - Multisala Greenwich Village, Via Po, 30
 -  Cinema Romano,
 Piazza Castello, 9 – Galleria Subalpina - Cinema Centrale Arthouse, Via Carlo Alberto, 27

INGRESSI: intero: 7,50 €, ridotto 5,50 €, abbonamento intero 90 €, (accesso a tutti gli spettacoli), abbonamento ridotto 70 € (idem). Abbonamento 9 – 19 - 45 € (accesso a tutti gli spettacoli nella fascia oraria), Pass giornaliero 14 € (accesso agli spettacoli che iniziano prima delle 19.00), Abbonamento studenti 9- 13, 15€ (accesso agli spettacoli che iniziano prima delle 13.00.