CINEMA - Elvis, la leggenda del re

Chissà cosa sarebbe stato della musica, senza il 18 luglio del 1953. Quel giorno, Elvis Aaron Presley, giovanotto di Tupelo, Mississippi, elettricista nato in una famiglia che oggi definiremmo economicamente disagiata, decide di fare un regalo a mammina: entra alla “Sun Records”, piccola casa discografica di Memphis di proprietà di Sam Phlilips. È un posto che per pochi dollari permette di incidere un “45 giri” alla pletora di artisti, soprattutto quelli in cerca di fortuna, che allora affollava la capitale del Tennessee. Elvis non è fra quelli, ha solo in mente un regalo originale per mamma Gladys, prossima al compleanno: incide “My Happiness”, paga e se ne va. E tutto sarebbe finito lì se Marion Keisker, la solita segretaria più svelta del titolare, non si fosse resa conto che quel teddy boy con il ciuffo dritto aveva una voce che spaccava e un viso che a cui non serviva altro.

Convocato e messo sotto la cura di musicisti professionisti, Elvis inizia a sfornare singoli che lo trasformano in uno degli artisti emergenti del South americano, fino ad allora scuderia di artisti di colore. I suoi concerti si affollano di gente, più che altro ragazzine urlanti che letteralmente svengono di fronte ai suoi ancheggiamenti malandrini: una cosa che non si era mai vista da nessuna parte, e che in uno Stato puritano e bigotto come il Tennessee sono visti come la personificazione del diavolo.

La svolta arriva quando la Sun Record di Sam Phillips intuisce i propri limiti di fronte ad un successo che si fa travolgente, e cede per l’astronomica cifra di 35mila dollari il suo artista di punta alla “Radio Corporation of America”.

È in quegli anni che nella vita e nella carriera di Elvis si insinua la figura del colonnello Tom Parker, ex impresario teatrale olandese che stava per riscrivere le regole dei manager nell’industria discografica. Il colonnello lo guida, lo spinge, lo stuzzica, e aumenta anche le proprie percentuali scritte sul contratto, che dal 10% arriveranno a toccare il 50, quando Elvis è ormai una gallina dalle uova d’oro che vale tanto oro quanto pesa.

Senza le strategie del colonnello Parker, probabilmente Elvis Presley non ci sarebbe stato, come ammetteva lui stesso nelle interviste. Diventato miliardario, Elvis si circonda di ogni lusso possibile, ma è destinato a diventare la prima star pagare a caro prezzo la bulimia di dollari che ogni giorno piovono nei suoi conti correnti. Il colonnello fa e disfa a piacere: gli vieta collaborazioni artistiche e un tour in Europa che invece pare Elvis desiderasse: la sua creatura suona e canta solo dove e quando lo dice lui, che trasforma in valigiate di dollari ogni sua apparizione, o comunque sfrutta qualsiasi cosa per fare notizia, come quando Elvis parte per il servizio militare in Germania e lo accolgono tagliandogli il ciuffo malandrino sotto l’obiettivo dei fotografi.

Diventato ormai star planetaria, di Elvis si accorge anche il cinema: le trame dei suoi film sono tutte assai simili, e la recitazione non è di quelle che lasciano il segno, ma ai fans certe cose non importano: il re non si tocca.

Negli anni Settanta, oltre alla fine del matrimonio con Priscilla, che gli aveva dato Lisa Marie, la sua unica figlia, Elvis vive un momento di profonda crisi artistica: le classifiche sembrano essersi dimenticate di lui, che nella sontuosa villa di Graceland vive di eccessi, problemi e acciacchi: ha guai alla vista, abusa di stimolanti, tranquillanti, barbiturici e anfetamine, mangia in modo disordinato ed eccessivo. Quanto basta per trasformarlo in un essere colossale che ormai fatica a reggere il palco, limitando la presenza nei suoi concerti a minuti contati e calibrati perché potesse riprendere fiato fra un brano e l’altro. Se ne va a 42 anni, il 16 agosto del 1977, ufficialmente per “arresto cardiaco”. Anche se secondo una leggenda popolare, la morte sarebbe stata una messinscena per permettergli di uscire dai meccanismo dello show business che ormai l’avevano strangolato.

È sul complicato rapporto con il colonnello Tom Parker, che si concentra “Elvis”, il biopic presentato a Cannes e diretto da Baz Luhrmann, visionario regista con una filmografia che parla chiaro: “Romeo + Giulietta”, “Moulin Rouge” e “Il Grande Gatsby”, solo per citare i più noti.

A dare il volto a Elvis è Austin Butler, attore californiano dalla notevole somiglianza con “The King”, che finora alternava serie televisive aspettando l’occasione giusta. Per il colonnello Parker la scelta è caduta su una certezza di Hollywood come Tom Hanks, reso irriconoscibile dal trucco.

Il risultato è una pellicola frenetica e immaginifica, che racconta l’ascesa irresistibile di un ragazzo di campagna diventato il re del mondo, capace di mandare in pezzi la morale e i costumi, imponendo una libertà sessuale che allora era peccato anche solo immaginare.

Degna di nota la reazione della famiglia Presley, con Priscilla che ha dichiarato di essersi commossa nel rivedere il “suo” Elvis nell’interpretazione di Butler. Resta il dubbio dell’assoluta sincerità, visto che è stata coinvolta in prima persona nel progetto. Ma questo, Elvis non lo sa.

LA TRAMA

Il film esplora la vita e la musica di Elvis Presley, viste attraverso la complicata relazione con il suo enigmatico manager, il colonnello Tom Parker. La storia approfondisce le complesse dinamiche tra i due nell’arco di oltre 20 anni, dall’ascesa alla fama di Presley che all’apice della carriera raggiunge un livello di celebrità senza precedenti. Sullo sfondo un panorama culturale in evoluzione e la perdita dell’innocenza dell’America. Al centro del viaggio c’è anche una delle persone più significative e influenti nella vita di Elvis, sua moglie Priscilla.

LA SCEHDA DEL FILM

Regia: Baz Luhrmann

Sceneggiatura: Baz Luhrmann, Sam Bromell, Craig Pearce, Jeremy Dobner

Soggetto: Baz Luhrmann, Jeremy Doner

Produttori: Baz Luhrmann, Gail Berman, Catherine Martin, Patrick McCormick, Schuyler Weiss

Produttore esecutivo: Rory Koslow

Fotografia: Mandy Walker

Montaggio: Matt Villa, Jonathan Redmond

Effetti speciali: Brian Cox, Tom Wood

Musiche: Elliott Wheeler

Produzione: Bazman Films, The Jackal Group, Roadshow Entertainment, Whalerock Industries

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Durata: 159 minuti

IL CAST

Austin Butler – Elvis Presley

Tom Hanks – Colonnello Tom Parker

Kodi Smit-McPhee - Jimmie Rodgers

David Wenham – Hank Snow

Dacre Montgomery – Steve Binder

Luke Bracey – Jerry Schilling

Olivia DeJonge – Priscilla Presley

Richard Roxburgh – Vernon Presley

Kelvin Harrison Jr – B.B. King

Xavier Samuel – Scotty Moore