
Alla faccia della celebre definizione di Sergio Leone, “Ha due sole espressioni: con il cappello e senza cappello”, Clint Eastwood resta un monumento a se stesso, l’ultimo avamposto di un cinema che non c’è più. A 91 anni suonati, quando buona parte dei suoi colleghi di Hollywood a quell’età non ci sono mai arrivati, e i pochi fortunati si sono goduti la pensione scrivendo biografie o partecipando a speciali per la televisione, lui va avanti. Inesauribile, indistruttibile e inaffondabile, continua a metterci la faccia solcata dalle rughe trovando anche la forza di dirigere se stesso.
“Cry Macho - Ritorno a casa”, pellicola numero 39 di una carriera infinita, nonché 24esimo interpretato, è l’occasione per tornare con lo Stetson sulla testa, anche rischiando che qualcuno spolveri la poco gentile definizione di Sergio Leone. Ma il privilegio di invecchiare, forse l’unico, è riuscire a fottersene di tutto e tutti, senza più neanche il fastidio di dover replicare.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di N. Richard Nash, uscito nel lontano 1975 dopo essere nato come sceneggiatura bocciata dalla “20th Century Fox”. Eppure Nash a quel film ci credeva e fino alla morte, nel 2000, non ha mai smesso di inviarla alle major di Hollywood, arrivando vicino più volte a vederla accettata. Nel tempo, per il ruolo di protagonista si fanno i nomi di Roy Scheider, Burt Lancaster, Pierce Brosnan, Arnold Schwarzenegger e lo stesso Eastwood, ma ogni volta tutto si smonta prima ancora di cominciare. E la sceneggiatura torna sempre nei cassetti.
Fino allo scorso anno, quando la “Warner Bros” annuncia l’inizio della lavorazione del film, interpretato da Clint e con sceneggiatura rivista dalla squadra di cui si fida, insieme a lui autori di successi come “Gran Torino” e “Il corriere – The Mule”. Le riprese iniziano il 4 novembre 2020 ad Albuquerque, in New Mexico, per concludersi a tempo di record il 15 dicembre successivo.
La cifra espressiva di Eastwood emerge in una regia volutamente scarna ed essenziale, al pari della vicenda e della consuetudine di fare cinema come un tempo, senza ricorrere a effetti scenici e computer grafica. Ma c’è un alone di tristezza che pervade tutto il film: la voce ormai gracile e l’andatura a volte incerta di Clint suonano come il canto del cigno di una leggenda.
LA TRAMA
Michael “Mike” Milo, ex gloria dei rodei, viene costretto dal suo capo, a cui deve molto, ad un pericoloso viaggio in Messico per riportare a casa il figlio Rafo, rimasto con l’ex moglie, una donna alcolizzata e violenta. Dopo diverse traversie, nel corso del viaggio di ritorno, fra il giovane e l’anziano cowboy si crea una forte complicità. Per il vecchio Milo, insegnare ad un ragazzo sfiduciato ad essere una persona onesta diventerà una sorta di redenzione.
LA SCHEDA DEL FILM
Titolo originale: Cry Macho
Soggetto: dal romanzo omonimo di N. Richard Nash
Sceneggiatura: N. Richard Nash, Nick Schenk
Produttore: Clint Eastwood, Jessica Meier, Tim Morre, Albert. S. Ruddy
Produttore esecutivo: David M. Bernestein
Produzione: Warner Bros, Malpaso Productions, Ruddy Productions
Distribuzione in Italia: Warner Bros.
Fotografia: Ben Davis
Montaggio: Joel Cox, David Cox
Musiche: Mark Mancina
Scenografia: Ronald R. Reiss
Costumi: Deborah Hopper
Genere: drammatico, western
Durata: 104 minuti
IL CAST
Clint Eastwood – Michael “Mike” Milo
Eduardo Minett – Rafael “Rafo” Polk
Natalie Traven – Marta
Dwight Yoakam – Howard Polk
Fernando Urrejola – Leta
Horacio Garcia-Rojas - Aurelio












