CINEMA - Bohemian Rhapsody, capitolo 2

Quattro premi Oscar, due Golden Globe, due British Academy Film Awards, uno Screen Actors Guild Award, hanno reso “Bohemian Rhapsody” uno dei film musicali più visti e premiati nella storia del cinema. La pellicola, il cui progetto iniziale era stato annunciato da Brian May nel 2010, è uscita otto anni dopo nei cinema di tutto il mondo sbancando letteralmente i botteghini. Racconta i primi 15 anni dei “Queen”, che da sconosciuta band londinese di periferia diventa una delle più leggendarie formazioni nella storia del rock mondiale. La scalata al successo dei quattro si alterna alla vita privata di Freddie Mercury, il leggendario frontman, partendo da quando ancora per tutti era il “pakistano”, soprannome di Farrokh Bulsara, giovane addetto ai bagagli dell’aeroporto di Heathrow. Costato 52 milioni di dollari, ne ha incassati 903 in tutto il mondo, e malgrado i più esperti fan dei Queen abbiano criticato alcune scelte e riletture, si è levata forte la richiesta di un secondo capitolo, perché per raccontare la vita di Freddie Mercury, Brian May, John Deacon e Roger Taylor due ore non bastano.

Un desiderio che presto potrebbe diventare realtà, almeno secondo quanto dichiarato da Brian May, il ricciuto chitarrista che insieme al batterista Roger Taylor ha scelto di coprodurre il primo film collaborando anche alla stesura della sceneggiatura.

Le speranze dei fan dei Queen si sono riaccese durante una diretta Instagram, quando May si è lasciato sfuggire una frase: “Lo stiamo valutando. Stiamo cercando idee. Sarà difficile, perché nessuno di noi poteva prevedere il successo che ha avuto. Ma sì, lo ammetto: ci stiamo pensando, e in ogni caso dovrà avere una grande sceneggiatura”.

Nessun dubbio sul fatto che il ruolo di Freddie vada nuovamente a Rami Malek, l’attore che grazie all’interpretazione ha visto decollare la propria carriera vincendo l’Oscar come miglior attore protagonista: la somiglianza fra i due, così come quelle del resto della band con gli attori scelti per impersonarli, è stata giudicata “impressionante”.

Visto che “Bohemian Rhapsody” si conclude con l’epica esibizione al “Live Aid” del 1985, quasi in concomitanza con la drammatica scoperta della malattia da parte di Freddie Mercury, l’ipotesi che fanno in molti è quella di un capitolo più intimo, concentrato sugli equilibri familiari e la difficile accettazione della propria omosessualità.