CINEMA – «Beast», il pericolo è in agguato

Con le storie che mettono uno di fronte all’altro esseri umani e animali si va da sempre sul sicuro. È storia vecchia: la lotta primordiale è la base della mitologia, come dimostrano i miti greci di Teseo contro il Minotauro, Perseo contro la Medusa, o racconti di sfide leggendarie come “Moby Dick” o ancora “Ventimila leghe sotto i mari”. Da qui, è nata una fortunata corrente di pellicole “mens Vs nature” idealmente capitanate da “Lo Squalo” e disseminata di titoli altrettanto celebri come “King Kong”, “Anaconda” e “Jurassic Park”, solo per citarne alcuni.

La sceneggiatura di “Beast”, pellicola in uscita nelle sale italiane in questi giorni, racconta l’eterna lotta per la sopravvivenza di un gruppo di esseri umani contro un animale feroce imbestialito. “Beast è un film che affronta le difficoltà emotive di un padre nei confronti delle proprie famiglie - spiega Will Packer, il produttore - è una famiglia in grande affanno già prima di mettere piede in Africa. Un padre e due ragazze che stanno affrontando una profonda trasformazione della propria vita”.

Contrariamente a quanto si pensa, l’impresa di Baltasar Kormákur, il regista, non è di colpevolizzare il leone, ma spingere gli spettatori a capire che, per parafrasare una celebre battura di “Roger Rabbit”, “Non è cattivo, è che lo disegnano così”. Il leone del film è un animale impaurito che lotta per sopravvivere, esattamente come la famiglia protagonista, incolpevole almeno quanto lui di qualcosa che altri hanno scatenato. È un sottile messaggio ecologista, che alla fine semina una chiara morale in cui la vera “bestia” non è il leone, ma l’essere umano.

A proposito, per scelta registica e forse per contenere i costi, malgrado la pellicola sia stata girata in Sud Africa – dove i leoni non mancano – non è stato utilizzato alcun felino, ma aggiunto successivamente in post-produzione, e questo senza nulla togliere all’adrenalina, che il regista sa gestire con sapienza utilizzando piani sequenza in grado di permettere allo spettatore di provare lo stesso terrore vissuto sulla pelle dai protagonisti. E come per “Lo squalo”, il leone in realtà si vede poco, ma questo nulla toglie alla tensione, anzi, sapere che è in agguato, nascosto nella savana, funziona più di qualsiasi effetto speciale.

“Il leone è sempre dal punto di vista dei personaggi – ha raccontato il regista - percepisci il suo arrivo. Non c’è modo di frenarlo e sei bloccato nell’inquadratura. Già dall’inizio sapevo che tutte le scene d’azione sarebbero state girate in questo modo. È un grosso aiuto alla suspense e all’eccitazione provare la sensazione di essere intrappolati”.

Beast è stato girato in Sudafrica, fra le province di Limpopo, del Capo settentrionale e a Cape Town. Fra le premesse c’era la volontà di rispettare e preservare gli ambienti naturali scelti per la lavorazione. Per una scena in particolare, in cui il protagonista è immerso in una pozza d’acqua, la produzione ha preferito costruirne una ex novo così da non alterare gli equilibri di una esistente usata dagli animali. Lo scenografo Jean-Vincent Puzos, coadiuvato dalla sua squadra, ha organizzato uno spazio con alberi e pietre, per poi portare l’acqua.

Un secolo fa, ricorda la produzione, in Africa vivevano più di 200mila leoni: oggi sono poco meno di 20mila, e in 26 nazioni africane sono ormai estinti.

LA TRAMA

Il dottor Nate Samuels, un uomo rimasto vedono di recente, torna in Sudafrica, dove aveva incontrato per la prima volta la moglie, per un viaggio programmato da tempo con le sue due figlie, Meredith e Norah, nella riserva di Mopani, protetta gestita da Martin Battles, un biologo vecchio amico di famiglia. Quello che doveva essere un viaggio pensato per elaborare il lutto si trasforma in una spaventosa battaglia per la sopravvivenza, dopo che un leone, sopravvissuto a un gruppo di bracconieri assettati di sangue, ormai vede tutti gli esseri umani come nemici e comincia a perseguitarli.

CAST TECNICO

Regia: Baltasar Kormákur

Soggetto: Ryan Engle

Sceneggiatura: Jaime Primak Sullivan

Fotografia: Philippe Rousselot

Montaggio: Jay Raboniwitz

Scenografia: Jean-Vincent Puzos

Musiche: Steven Price

Costumi: Moira Anne Meyer

Produttore: Baltasar Kormákur, James Lopez, Will Packer

Produttore esecutivo: Bernard BHellew, Jaime Primak Sullivan

Produzione: Will Packer Productions, RVK Studios, Universal Studios

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dr. Nate Samuels – Idris Elba

Meredith Samuels – Iyana Halley

Norah Samuels – Leah Jeffries

Martin Battles – Sharito Copley

Kees – Martin Munro