CINEMA - 007, la spia che le amava (tutte)

Non è colpa di James Bond, se al suo fianco - in ogni film - la produzione piazza una bonazza che spesso è destinata alla morte, ma comunque mai prima di aver trascorso almeno una notte a far svolazzare le lenzuola dell’agente segreto britannico. A intuire la potenza dell’abbinata “gnocca-spia” fu Ian Fleming in persona, l’inventore del personaggio, che arriva addirittura ad inquadrare la figura femminile entro canoni precisi: età massima 25 anni, bella da perdere i sensi, sfacciata, decisa, arrivista e attirata come il miele dal fascino malandrino di Bond, James Bond.

Sarà di nuovo così in “No Time To Die”, il 25esimo capitolo della serie legata alla leggendaria figura di James Bond, ormai prossimo ad arrivare nelle sale. È la quinta volta per Daniel Craig, sesto interprete dell’agente segreto con licenza di uccidere che al cinema ha debuttato nel 1962.

E nell’attesa di vedere Léa Seydoux e Ana de Armas, le due prossime protagoniste femminili, cadere fra le braccia di 007, val la pena prepararsi, dando una ripassata alle più celebri Bond Girl del passato, ruolo che a volte ha significato il primo passo per carriere folgoranti, ma anche il destino di restare incastrate per sempre nella parte.

Impossibile non iniziare da Ursula Andress, la Honey Ryder di “Licenza di uccidere”, primo film della saga, datato 1962 e affidato al mezzo sorriso fetente di Connery, per tanti ancora oggi il vero, unico e insostituibile James Bond. La scena in cui Ursula esce dall’acqua in bikini, malgrado sia piuttosto castigato rispetto a ciò a cui siamo abituati oggi, è entrata nella storia del cinema e vale il film. Nel 1964, l’inglese Shirley Eaton muore dipinta d’oro in “Missione Goldfinger”, mentre la sua collega Honor Blackman entra nella leggenda come la bellissima e spietata pilota Pussy Galore.

Poi cambiano i tempi e perfino gli 007: Sean Connery, impaurito dall’idea di restare a vita l’agente che beve “agitato, non shakerato”, cede lo scettro a Roger Moore, inglese dall’eleganza innata che ricoprirà il ruolo per sette volte. Al suo debutto in “Vivi e lascia morire”, nel 1973, Roger trova al suo fianco “Solitaire”, personaggio di Jane Seymour, e l’anno dopo la sensuale bionda svedese Britt Ekland, “Miss Goodnight” in “L’uomo dalla pistola d’oro”.

Gli anni Settanta si avviano alla fine, c’è aria di Guerra Fredda e anche James Bond deve vedersela con i russi cattivi: non le cose gli vadano così male, visto che per “La spia che mi amava”, 007 si trova ad avere a che fare con maggiore Anya Amasova, meglio conosciuta come Barbara Bach, futura moglie di Ringo Starr, batterista dei Beatles.

Negli anni Ottanta vestono (e svestono) i panni di Bond Girl anche Corinne Clery, Carol Bouquet e Grace Jones, che lasciano più o meno il segno, ma la galleria delle più belle fa una fermata d’obbligo nel 1997: Bond è ormai diventato Pierce Brosnan, e al suo fianco compare Paris, al secolo Teri Hatcher, una delle future “casalinghe disperate”, seguita due anni dopo da un’accoppiata da cardiopalma per “Il mondo non basta”: Denise Richards e Sophie Marceau, ex enfant prodige francese dell’adolescenziale “Tempo delle mele”. Nel film comparsata con morte veloce anche per Maria Grazia Cucinotta.

Pierce Brosnan saluta il ruolo di James Bond nel 2002 con “La morte può attendere”, e per festeggiare si spupazza Jinx, una sua collega, al secolo Halle Berry, che rende omaggio a Ursula Andress emergendo dalle acque. Nel 2006 arriva Daniel Craig, lo 007 in carica, che in “Casino Royale” si innamora (ovviamente ricambiato) di Vesper Lynd, l’attrice parigina Eva Green lanciata da Bertolucci tre anni prima. Non gli va male neanche in “Quantum of Solace” (2008), in cui Bond se la spassa con l’inglese Gemma Arterton e la russa Olga Kurylenko, seguita dalla francesina da tachicarida Bérénice Marlohe, Sévérine in “Skyfall”, pellicola del 2012.

Nel 2015, in “Spectre”, Bond cerca consolazione prima fra le braccia di Léa Seydoux e subito dopo in quelle di Monica Bellucci, nei panni della procace vedova italiana Lucia Sciarra.