CHEF - La terza stella di Antonino, lo chef partenopeo e parte piemontese

L’accento piemontese, Antonino Cannavacciuolo non l’ha mai avuto, e forse non l’avrà mai. La sua è la cadenza contagiosa assai del dialetto partenopeo, retaggio dei natali a Vico Equense, a 40 km da Napoli, dove è nato 47 anni fa. Eppure, lo chef che dispensa schiaffoni alla Bud Spencer, in Piemonte ha trovato da tempo casa e bottega.

Nel 1999, insieme a sua moglie Cinzia, ha rilevato “Villa Crespi”, spettacolare location a Orta San Giulio, sulle sponde del suggestivo lago d’Orta. Impegno e fatica che nel 2003 gli hanno portato in dote la prima stella Michelin, seguita tre anni dopo dalla seconda. Da allora sono passati 16 anni di attesa spasmodica, in cui Antonino nel frattempo è diventato un personaggio televisivo, prima nei soli panni di giudice di “Masterchef”, poi alla guida di programmi dove è mattatore unico. Un tempo lungo in cui ha continuato a crederci, investire e impegnarsi, aprendo nel 2017 a Novara il suo primo Bistrot, seguito pochi mesi dopo dal secondo a Torino, dalle parti di piazza Gran Madre.

Due giorni fa, nel corso della cerimonia in Franciacorta che come sempre - fra conferme, delusioni e tracolli - ha svelato i ristoranti stellati italiani, Villa Crespi ce l’ha fatta. La terza stella è finalmente arrivata a baciare la storica dimora in stile moresco immersa in un parco secolare, dove big Antonino è il signore assoluto delle cucine. Il suo ristorante entra così nel Gotha della ristorazione mondiale, portandosi a casa un riconoscimento riservato a meno di 140 ristoranti nel mondo.

“Nei suoi piatti, lo chef Cannavacciuolo ci mette il cuore, anzi l’anima, come recita uno dei suoi menu, ma anche tanta tecnica, equilibrio e una precisione estetica che si traducono per l’ospite in pure emozioni. I suoi piatti sono creazioni inebrianti dai sapori netti e ben distinti, valorizzati dai percorsi di degustazione attraverso i quali si spazia dalla Campania al Piemonte con una disinvoltura che fa apparire semplici le cose più difficili, abilità riservata soltanto ai grandi chef”, ha spiegato Sergio Lovrinovich, Direttore Guida Michelin Italia. “Volevo fare un ringraziamento speciale: oggi è il nostro anniversario di nozze, ed è l’unico anno in cui mia moglie mi ha perdonato se non l’abbiamo festeggiato”, ha aggiunto Antonino, oltre che maestro dei fornelli ormai navigato uomo di spettacolo.

Un risultato che è un vanto anche per il Piemonte, che grazie a Cannavacciuolo può vantare ben due ristoranti “tristellati”, aggiungendo Villa Crespi al “Piazza Duomo” di Enrico Crippa, ad Alba, ormai da oltre 10 anni presenza fissa nei piani più alti della ristorazione italiana.

Ex allievo dell’alberghiero di Vico Equense, fresco di diploma Antonino si sposta in Francia, più precisamente in Alsazia, per poi tornare a Capri, nelle cucine del “Grand Hotel Quisiana” che ai tempi si attenevano rigorosamente alla preziosa consulenza di Gualtiero Marchesi. Nel 2013 debutta in televisione con “Cucine da incubo”, versione nostrana di un format inglese condotto da Gordon Ramsay: è l’anticamera di “Masterchef Italia”, al fianco di Carlo Cracco e Bruno Barbieri. Il resto è storia, anzi, attualità.