
Il 15 agosto del 1769, 252 anni fa, nasceva Napoleone Bonaparte e pochissimi personaggi storici hanno avuto la sua fortuna letteraria: tantissimo si è scritto su Napoleone, sviscerando ogni aspetto della sua complessa quanto affascinante figura. Ma, alla fine, Napoleone resta un’opera aperta.
Quest’anno in occasione del bicentenario dalla morte dell’imperatore corso (1821- 2021) esce in libreria “Napoléon le Stratège de la Communication” di Roberto Race, la versione francese e aggiornata del “Napoleone il Comunicatore” edito da Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi.
Capo popolo o normalizzatore della rivoluzione borghese? Genio militare o statista visionario? Precursore dell’idea Europea? Imperatore o Dittatore?
Napoleone Bonaparte è stato un personaggio così poliedrico da prestarsi a queste e altre interpretazioni. Una sua caratteristica, messa in luce sapientemente nel volume, è l’impareggiabile capacità di dialogare con l’opinione pubblica. Una categoria concettuale che nasce proprio con lui.
Il volume esce su Amazon, edito da ScriptaManent, sia in formato cartaceo, con la distribuzione in pochi giorni in tutto il mondo, che come e-book, ed è acquistabile nelle principali librerie internazionali. Tra le novità dell’edizione francese la postfazione di Charles Bonaparte, ultimo erede di Napoleone e presidente della Federazione Europea delle città napoleoniche.
Come un leader costruisce il consenso? Qual è il suo rapporto con i collaboratori? Come coniuga carisma e spirito di squadra? Come utilizza tempi e modi della comunicazione per vincere battaglie militari e politiche? Come strumentalizza l’immagine e il messaggio culturale per aumentare il suo potere personale? Come eterna se stesso al di là della sconfitta sul campo, unico perdente della storia capace di trasmettere ai posteri il proprio racconto di vita, sottraendolo alle manipolazioni dei vincitori in nome di una verità anch’essa artificiosa, costruita a tavolino nel Memoriale di Las Cases?
“Il Napoleone che racconto in questo volume fa pensare a quei leader che sanno motivare e coinvolgere i loro collaboratori rendendoli partecipi delle sfide. Quello che per Napoleone è il campo di battaglia per l’imprenditore e il manager sono la fabbrica e il mercato, dove solo chi sa cosa vuol dire essere in prima linea può dare gli ordini ed essere ascoltato. Un identikit classico di quello che oggi consideriamo un imprenditore di successo. Proprio come tanti leader, Napoleone sa che conta più essere autorevole che autoritario: a modo suo e con tutte le contraddizioni finisce per essere al tempo stesso “dittatore” e alfiere del nuovo diritto partorito dalla rivoluzione francese, è anche portatore di alcuni valori di cui si lamenta spesso la carenza nell’attuale classe dirigente e politico-istituzionale europea. Napoleone sa bene che non si può guidare un popolo senza indicargli un futuro. Credo che oggi la rilettura di Napoleone sotto questi termini possa favorire la riscoperta di aspetti della sua figura di una modernità impressionante”.










