CELEBRAZIONI - Auguri a chi sogna ad occhi aperti
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Secondo gli esperti, ogni anno facciamo almeno un migliaio di sogni, che per buona parte finiscono con l’essere dimenticati prima di riaprire gli occhi. Nel tempo, il tentativo di interpretare quella strana sequenza notturna di immagini, pensieri, suoni, voci e sensazioni, ha finito per togliere il sonno a gente come Sigmund Freud, ma anche a musicisti, scrittori, poeti e sognatori.

Ma chi ogni mattina ricorda perfettamente cos’ha sognato e chi invece non lo sa, è ugualmente invitato a sognare ad occhi aperti per celebrare il World Dream Day, la giornata mondiale dei sogni, fissata il 25 settembre di ogni anno: un capitale di ben 24 ore dedicate al celebre cassetto pieno di sogni, anche quelli che sembrano irrealizzabili.

Simbolo di ottimismo e vitalità, il sogno racchiude speranze, desideri, ambizioni e aspirazioni degli esseri umani che nessuno può perquisire: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, diceva William Shakespeare in una delle più celebri ed efficaci definizioni mai date.

L’idea del World Dream Day, al contrario, è abbastanza recente, risale al 2012, e non ha un vero e proprio obiettivo se non quello di incoraggiare gli abitanti del pianeta a concentrarsi su idee, desideri e sogni che, per l’appunto, in genere restano parcheggiati in seconda fila per lasciare il posto alla quotidianità.

Una giornata che invita all’azione globale, quest’anno declinata intorno al tema New Dreams for a New World, nuovi sogni per un nuovo mondo. “Il nostro pianeta sta affrontando sfide che non hanno precedenti - commentano gli organizzatori - per questo invitiamo le persone, le aziende e le comunità a condividere e attivare quanti più sogni e idee sia possibile per guidare e sostenere il futuro”.

L’unica particolarità rispetto alle passate edizioni è che la pandemia obbliga a celebrazioni virtuali, con iniziative ed eventi che quest’anno sono relegati online. E questo è già un modo per fare a pezzi il sogno più comune di tutti: svegliarsi domattina scoprendo che il virus è spartito per sempre. Ed era solo un incubo.