BIOGRAFIE - Vita e morte di Avicii
Foto 1
Foto 2
Foto 3

La mattina del 20 aprile 2018, il mondo della musica è sotto shock: Avicii, uno dei più talentuosi DJ di sempre, è stato trovato senza vita in un resort di Mascate, in Oman. Pochi giorni dopo, vengono resi pubblici i risultati dell’autopsia, che parla di morte per dissanguamento procurato da tagli con pezzi di vetro. Ogni sospetto e voce diventa di colpo realtà: Avicii si è suicidato, malgrado avesse 28 anni e il mondo ai piedi.

A quattro anni di distanza, arriva anche in Italia il libro Tim - The official biography of Avicii, in cui lo scrittore Måns Mosesson ripercorre gli ultimi giorni dell’artista svedese, “il DJ più pagato del mondo” secondo “Forbes”, che nel 2014 aveva valutato la sua fortuna in 28 milioni di dollari.

Nel volume, definito “Il racconto biografico e intimo dell’iconico dj che se ne è andato troppo presto. Un visionario che grazie alla sua sensibilità musicale ha definito una nuova era quando la scena musicale svedese ed europea si è imposta nel mondo”, i resoconti di lunghi incontri con Anki e Klas, i genitori di Tim Bergling, il suo vero nome, con le ex fidanzate e gli amici, quelli che avevano condiviso gli inizi e poi la scalata verso i palcoscenici mondiali.

Ma non mancano pagine del suo diario personale in cui i pensieri di un ragazzo timido e introverso diventano presagi di morte insieme ai demoni che gli toglievano la serenità, la dipendenza dall’alcol e dagli antidolorifici, l’ansia e lo stress immenso di dover gestire una popolarità che a 28 anni può anche travolgere.

Tim era nato l’8 settembre 1989 a Stoccolma in una famiglia tranquilla, crescendo con tre fratelli. Si avvicina al mixer a 8 anni pubblicando i suoi lavori sul profilo “MySpace”. Di lui si accorge nel 2008 il produttore Ash Pornouri, che diventa il suo manager e lo trascina verso la gloria, arrivando a soli 22 anni al sesto posto della Top 100 di “DJ Mag”. Nel 2013, il brano Wake me up diventa un successo mondiale e la vita di Avicii diventa un turbine di lavori in studio e tour mondiali che fanno sold out ovunque, ma la gloria ha anche un prezzo da pagare. Nel 2016 annuncia il ritiro a causa di “problemi di salute e stress eccessivo”: gli asportano la cistifellea e l’appendice, ma combatte quotidianamente con una pancreatite acuta dovuta all’eccesso di alcolici. Sale sul palco per l’ultima volta il 28 agosto di quell’anno, e nel dicembre successivo annuncia pubblicamente la separazione dal suo manager storico.

Il 20 aprile di quattro anni fa, è il suo nuovo agente a comunicare la fine con poche righe: “È con profondo dolore che annunciamo la perdita di Tim Bergling, anche noto come Avicii. La famiglia è devastata e chiediamo a tutti di rispettare il loro bisogno di privacy in questo momento difficile. Non saranno rilasciate altre dichiarazioni”. Ai funerali celebrati in forma privata, è seguita la sepoltura a Skogskyrkogården, uno dei cimiteri di Stoccolma.

Qualche settimana dopo, la famiglia diffonde una breve nota in cui pur non parlando in modo esplicito di suicidio, tenta di spiegare ai fans i motivi di una morte assurda: “Non poteva più andare avanti. Voleva trovare pace. Tim non era fatto per quella macchina da business nella quale si è trovato coinvolto; era un ragazzo sensibile che amava i suoi fan ma evitava la ribalta”.

I proventi del libro saranno devoluti alla Tim Bergling Foundation, una onlus fortemente voluta dai genitori di Avicii che si occupa di prevenzione e cura della salute mentale.