GLAMOUR - Ava, l'influencer del 2050
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Siamo tutti discendenti degli Australopteci vissuti 4 milioni di anni fa, poi diventati Homo Habilis, Homo Erectus e Neanderthal, fino ad arrivare all’Homo Sapiens, ciò che siamo da circa 200mila anni a questa parte. Ma l’evoluzione non si ferma e continua a modificare il corpo e il volume cerebrale in base a ciò che diventa essenziale per la vita e la sopravvivenza della specie.

La piattaforma Casino.org ha chiesto all’IA di immaginare, forzando un po’ la mano, l’aspetto fisico dei giovani influencer del 2050, tenendo conto dell’uso spasmodico e continuo di smartphone, tablet, computer e quant’altro potrebbe diventare importante da qui ad allora.

Il risultato sono le immagini a corredo, decisamente inquietanti, di una ragazza che non esiste, battezzata “Ava”, di cui salta all’occhio la postura incurvata e una pelle con chiazze rossastre.

Secondo “The Economist”, al mondo si aggirano fra i 30 ed i 50 milioni di influencer, numero che cresce ogni anno del 10-20%: molti di loro arrivano a lavorare fino a 90 ore alla settimana e per quanto rappresenti una carriera ambita e affascinante, può avere risvolti fisici e mentali importanti.

“Ava vuol essere un monito: è ciò che possono fare di una persona anni di ricerca di algoritmi, l’ossessione per gli standard di bellezza e l’impegno costante nella creazione di contenuti”.

L'uso prolungato dello smartphone, le ore trascorse in posa sotto le luci dei ring, nel tempo possono modificare la postura. Le ricerche dell'Interdisciplinary Neurosurgery da tempo hanno osservato che “Tra coloro che usano in modo massiccio gli smartphone, si nota spesso la colonna cervicale in una posizione di flessione compresa tra 15 e 60 gradi”.

Non è finita, perché l'uso quotidiano di make-up, il frequente cambio di prodotti per la cura della pelle e l'applicazione costante di cosmetici possono causare irritazioni cutanee, infiammazioni e macchie, accelerando in modo visibile l’effetto conosciuto come “invecchiamento digitale”, in grado di causare alterazioni della pigmentazione, rughe sottili e infiammazioni persistenti.

Le occhiaie, molto visibili, sono il risultato delle ore trascorse a modificare filmati e alle dirette streaming fissando schermi luminosi. Ancora una volta, il risultato diventa un arrossamento persistente, secchezza, visione offuscata e occhiaie profonde.

Alla lunga si pagano cari anche gli orari di lavoro irregolari che impediscono il ciclo naturale del sonno, con effetti che nel tempo possono portare a stanchezza cronica, diradamento dei capelli dovuto all'interruzione della melatonina e palpebre gonfie.

Ma la parte che fa più riflettere sono forse le proporzioni del viso, una mutazione conosciuta come “dismorfia da Snapchat”, unita ad una forma di alopecia dovuta ad anni e anni di extension e acconciature che finiscono per indebolire i follicoli piliferi.

“Ava è più di un'immagine concettuale: è il riflesso degli effetti a lungo termine che queste abitudini possono avere – commentano sul sito - la conclusione è semplice: è meglio imparare a bilanciare le ambizioni, stabilire dei limiti al lavoro e ricordare sempre che la salute è un bene da conservare più a lungo delle mode”.