ATTUALITA’ – Quando Jeff si è incagliato sul ponte
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Onestamente sono molto poche le porte che la potenza del denaro non è in grado di aprire: pagando, si sa, la parola impossibile in esiste quasi. Ma nel piccolissimo elenco delle volte in cui mettere mano al portafoglio non basta, rientra la vicenda di “Y721”, il mega-iper-stralussuoso yacht di Jeff Bezos, il vero uomo dei pacchi. Un palazzo lungo 127 metri e alto 40, con tre alberi, sette ponti e una superficie di 3.500 metri quadri (250 per la suite imperiale), costato 500 milioni di dollari, che nello scorso febbraio era stato al centro di una curiosa vicenda. Era stato realizzato nei cantieri navali “Oceanco” di Rotterdam, in Olanda, che avevano pensato a tutto pur di accontentare le richieste di Bezos, tranne una: con quella stazza, lo yacht non sarebbe mai passato attraverso il ponte De Hef, conosciuto come “Konigshaven” e noto per le due torri caratteristiche. Nessun problema, aveva ribattuto Bezos: smontiamo e rimontiamo il ponticello, pago tutto io.

Va detto: non sarebbe stata la prima volta. In Olanda, dove hanno sede alcuni dei più celebri cantieri navali del mondo, capita spesso di dover ricorrere a smontaggi temporanei per far passare i giga yacht. Ma questa volta, la richiesta toccava uno dei simboli di Rotterdam, un ponte a sollevamento verticale realizzato nel 1927 come parte della linea ferroviaria Breda-Rotterdam e oggi protetto dal “Rijksmonument”. Già una volta, nel 1978, il De Hef aveva subito dei danni al passaggio del “Nedlloyd Bahrain” realizzato nei cantieri “Van der Giessen”. Secondo motivo, la boriosità di Bezos, che sarà anche uno degli uomini più ricchi del pianeta, ma non è simpatico a nessuno.

La notizia della richiesta si è trasformata immediatamente in polemica, con mobilitazione dei cittadini di Rotterdam, convinti che il ponte non va assolutamente toccato e mister Bezos, visto che non ha problemi a spendere denari, può benissimo farsi smontare la barchetta e rimontarla dall’altra parte del De Hal. Nel caso il ponte fosse stato smontato, sui social era già stata organizzata una protesta di massa con tanto di pomodori e uova per bersagliare il fiammante Y721. Ma minacce a parte, quando sui tavoli dell’amministrazione comunale è arrivata una corposa raccolta firme di cittadini che si opponevano all’operazione, la decisione è stata inevitabile: spiacenti, ma il De Hal non si tocca.

Sulla vicenda è piombato anche il “New York Times”, che ha parlato di una questione di principio da parte delle autorità cittadine. “C’è in gioco un principio: cosa puoi comprare se hai denaro illimitato? Riesci a piegare ogni regola? Puoi smontare i monumenti?”. A fine giugno, racconta il quotidiano newyorkese, il vicesindaco della città ha annunciato che la Oceanco aveva ritirato la richiesta di smantellare l'Hef: “È stata un'opportunità per vedere i valori olandesi e americani in uno scontro frontale e infuocato. Più conosci i Paesi Bassi, con la loro preferenza per la modestia rispetto alla stravaganza, per la comunità rispetto all'individuo, più sembra che questa scaramuccia sia stata sceneggiata da qualcuno che pensava di poter risolvere ogni cosa mettendo mano al portafoglio”. Lo yacht è comunque riuscito a prendere il mare evitando di passare per il centro di Rotterdam.