È una corsa che ogni quattro anni, volenti o nolenti, riguarda tutto il mondo: perché l’inquilino della Casa Bianca diventa uno degli uomini più potenti della Terra, da cui dipendono destini, economie e fortune di milioni di persone, e non solo americane. Ma candidarsi è da sempre uno sforzo di proporzioni enormi, che richiede il lavoro di migliaia di persone impegnate tanto a studiare strategie quanto a inventare gadget che rappresentano un momento irrinunciabile di marketing estremo nella corsa alla Casa Bianca.
Però la perfezione alberga altrove, anche nella corsa alla White House, che nell’arco temporale di 45 presidenti ha visto alternarsi scandali, figuracce e pasticciacci più o meno brutti, compresi scivoloni presidenziali e svolazzi di lenzuola, spesso tenuti a bada con grande fatica dagli staff, costretti a rimediare alle leggerezze della carne, in qualche modo.
Proprio parlando di lenzuola, uno dei più celebri scandali, in epoca recente, riguarda il rubicondo Bill Clinton, 42esimo Presidente e protagonista insieme alla celebre stagista Monica Lewinsky del “sexgate” che nel 1998 gli costò quasi la poltrona. Ma Bill è in buona compagnia, se si pensa a Newt Grinch, Presidente della Camera dei Rappresentanti proprio durante il mandato Clinton (nonché in corsa per le presidenziali 2021), capace di scagliarsi in modo violento contro l’amorazzo segreto di Bill. Salvo poi essere smascherato dalle cronache quando si scoprì che la moglie non riusciva a perdonargli l’abitudine ai “ménage a trois” a cui la obbligava da tempo.
Di aneddoto in figuraccia, vale una citazione l’ampia collezione di dentiere di George Washington, il primo presidente, che pare al momento dell’elezione potesse contare su un solo dente in bocca. Quasi da record il peso corporeo raggiunto da William Howard Taft, 27esimo Presidente, in carica fra il 1909 ed il 1913. Secondo i medici, a causa di una apnea ostruttiva notturna, Taft arrivò a pesare 175 kg, fattore che come concausa gli regalò una pesante forma di narcolessia: in pratica si addormentava sempre e ovunque, anche durante le cerimonie, costringendo lo staff a penose corse sotto i tavoli per risvegliarlo. Sorvolando sulla vicenda di Richard Nixon, l’unico presidente finora mai costretto a dimettersi a causa dello scandalo Watergate, come sulle infinite gaffe che hanno costellato i due mandati di George W. Bush, alla Casa Bianca qualcuno ricorda ancora l’imbarazzo quando Jimmy Carter insisteva per raccontare l’avvistamento di un UFO mentre attraversava la Georgia durante la campagna elettorale. La prese invece sul ridere Ronald Reagan, ex attore convertito alla vita politica, quando nel 1980 ricevette il “Razzie Awards” per aver aiutato non poco l’industria cinematografica scegliendo di smettere di recitare.
L’ultimo in ordine di tempo è proprio Donald Trump, che lungo i suoi primi quattro anni alla Casa Bianca ha seminato tali e tante gaffes e magre figure da svettare in classifica. Una per tutte? Il consiglio che il 24 aprile scorso gli vale lpeventuale Oscar: iniettarsi in vena disinfettanti e candeggina per uccidere il coronavirus. Nelle 24 ore successive, ai centralini degli ospedali di New York arrivarono più di 30 telefonate di soccorso da parte di gente che aveva ascoltato il consiglio di Trump. E li hanno pure salvati.








