ARTE - L'artista in jeans

Andy Warhol diceva spesso che avrebbe voluto morire con i suoi jeans addosso. Ian Berry, con i jeans ha trovato il modo di tirare fuori tutto l’estro che aveva in corpo. Classe 1984, inglese di Huddersfield, città medievale del West Yorkshire, a metà strada fra Leeds e Manchester, Ian pasticcia con i colori fin da quando era un bambino, poi, un giorno di diversi anni dopo, è una tinta a restargli appesa alle cornee: il blu di un mucchio di vecchi jeans, ammassati in un negozio. Il colore è sempre il blu, ma con tinte e sfumature infinite, tutte diverse, che vanno dall’azzurro tenue al blu intenso.

Si arma di forbici e colla, e ci prova: è un esperimento artistico che può anche finire nel bidone della differenziata, ma non va così. Nasce la Art in Denim, forse non una corrente artistica destinata a fare scuola, ma senza dubbio un affascinante modo di esprimersi che - volendo - affonda nella cultura pop: il jeans è il capo più democratico che ci sia, probabilmente l’unico capo ad arrivare ovunque, dalle baraccopoli più miserabili alle passerelle dell’alta moda. Ian sparge la voce ad amici e parenti: usate i vostri jeans fin quando volete, ma quando decidere che è ora di buttarli, dateli a me. Taglia e sminuzza un’infinita tavolozza di gonne, camicie e pantaloni, accosta i pezzetti, prova, cerca ombre e sfumature, crea ritratti, paesaggi, opere che viste che viste a debita distanza sembrano l’uso maniacale del blu, e solo avvicinandosi mostrano la forsennata ricerca della sfumatura giusta. “Capita spesso che la gente non si renda conto che si tratta di jeans”, ammette lui, con un pizzico di orgoglio.

Nelle sue opere finiscono scorci di vita come le lavanderie londinesi, giardini in fiore, vagoni della metropolitana, fast food, negozi, pub, riproduzioni in denim di volti da copertina come Giorgio Armani, Lapo Elkann, James Dean, Kate Moss, Marilyn Monroe, Debbie Harry e Ayrton Senna, realizzato utilizzando jeans forniti direttamente dalla famiglia e venduto per donare i proventi alla fondazione che porta il nome del campione brasiliano. Iniziano a commissionargli lavori, organizza personali in Europa e negli Stati Uniti, e stringe una collaborazione con la “Pepe Jeans London”, marchio di abbigliamento nato nella zona di Portobello Road nel 1973.