ARTE - L'artista che sussurra alle pietre

Un vero artista lo riconosci quando non ha a disposizione i suoi attrezzi, ma trova comunque il modo per esprimersi. Più o meno quello che è successo a Justin Bateman, artista britannico 44enne che ha il mondo come musa ispiratrice. Quando la pandemia è esplosa, ed è iniziato il domino delle chiusure dei confini, Justin si trovava a Chiang Ma, una città fra le montagne a nord della Thailandia, a circa 700 km da Bangkok.

Gli è stato subito chiaro che da lì, per un numero imprecisato di mesi, non avrebbe potuto muoversi: ma dopo un primo senso di smarrimento, ha trovato il modo di usare ciò aveva a disposizione in quella zona per dare sfogo alla sua vena artistica. Quello che non mancava, in una zona montuosa come quella sono le pietre, di ogni forma e colore.

Così, Bateman è partito dall’idea di rivisitare i mosaici, l’antica e raffinata tecnica basata sull’accostamento di frammenti di materiali colorati nata in Mesopotamia ed esportata in tutto il mondo. Ma nel suo caso con un’aggravante in più: niente vetro, conchiglie, oro e pietre preziose, soltanto ciotoli da scegliere e disporre nel punto giusto per creare opere d’arte a dir poco impressionanti.

Una forma inedita di “land art” in cui Jason si è cimentato alzando ogni giorno di più l’asticella delle sue opere, ricreando di volta in volta la Mona Lisa” di Leonardo, come “La ragazza con gli orecchini di perle” di Veemer, “La nascita di Venere” di Botticelli, il David di Michelangelo e le due mani più celebri dell’arte, quelle dell’incontro fra Dio e Adamo, uno dei punti più incredibili dell’immensa opera di Michelangelo che riveste per intero la “Cappella Sistina”. Non solo opere d’arte, anche ritratti di personaggi storici come la Regina Elisabetta o George Washington e scorci di attualità, come i volti di quei migranti che in tutto il mondo si accalcano carichi di speranze ai confini dei posti dove vivere non è una scommessa quotidiana.

“Ho esplorato la land art per molti anni, ispirandomi ad artisti come Andy Goldsworthy e alle pratiche spirituali dei monaci tibetani, che trascorrevano ore a creare mandala di sabbia, solo per spazzarli via una volta completati. L’impermanenza è una caratteristica importante del mio lavoro: quanto tempo deve esistere un'opera d'arte per avere valore? Iciottoli sono i miei pixel: in un mondo che ha un appetito implacabile per gli eccessi, preferisco usare di meno. Ma la mia impronta è temporanea, non lascio alcuna traccia fisica della mia presenza nell’ambiente: il tempo, il clima e i piedi chi ci passerà sopra ridaranno ai ciottoli la forma che ha deciso la natura. L’unica testimonianza che resta sono le foto che scatto alla fine”.