ARTE – Gli scultori del Novecento sul tetto del Lingotto

Grazie all'imminente mostra “Fondazione Maeght. Un atelier a cielo aperto”, a cura di Daniela Ferretti, che aprirà al pubblico il 16 ottobre presso la Pinacoteca Agnelli con la collaborazione della Fondazione Maeght e MondoMostre, il nuovo parco pensile del Lingotto accoglie sino al 13 febbraio 2021 nove opere di alcuni dei massimi scultori del Novecento, abitualmente ospitate negli splendidi giardini del celebre museo di Saint-Paul-de-Vence. L’allestimento della mostra e delle sculture è curato da Marco Palmieri.

Il parco sul tetto del Lingotto, ricco di oltre 40.000 piante selezionate e circondato dalla storica Pista, divenuta oggi “Pista 500”, sperimenta sin dal debutto la sua vocazione di punto d’incontro tra una concezione innovativa del verde urbano, una gloriosa tradizione industriale e la funzione di custodia e condivisione dell’arte già da molti anni esercitata dalla Pinacoteca Agnelli, in grado di proporre ai visitatori anche opere ambientate en plein air.

Le sculture della Fondazione Maeght rappresentano una raffinata scelta di lavori di grandi artisti del secolo scorso, molti dei quali intimi amici della coppia di collezionisti e mercanti d'arte francesi: due bronzi e una scultura in lamiera di Miró e due bronzi di Ossip Zadkine e Jean Arp cui si affiancano opere molto importanti di Jean-Paul Riopelle, Claude Viseux, Norbert Kricke e Barbara Hepworth.

Da tempo la Pinacoteca Agnelli si è data la missione di esplorare la tradizione del collezionismo d’arte privato: la mostra dedicata alla raccolta dei coniugi Maeght, di cui le sculture nel parco rappresentano una preziosa anticipazione, prosegue l’itinerario culturale aprendosi grazie a Pista 500 ad una visione ancora più ampia, che si intreccia con il tema della memoria storica e dell'innovazione industriale, della tutela dell'ambiente e del dialogo con il territorio.

LE SCULTURE ESPOSTE

Jean Arp, “Le pépin géant” (bronzo, 1937-1966)

Tra i fondatori del Dadaismo e protagonista indipendente del Surrealismo, Jean (Hans) Arp ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo di un linguaggio biomorfico sospeso fra figurazione e astrazione, caratterizzato dalla ricerca di nuove forme in una sorta di procedimento analogico con quello della crescita della natura. Le pépin géant è tra le sue sculture di taglia più grande. Il fascino dell’opera deriva dall’energia che trasforma la crescita di un seme gigante in una presenza simile ad un busto di donna.

Norbert Kricke, “Raumplastik: Große Fließende” (acciaio, 1965)

Con le sue opere definite “Raumplastiken” il tedesco Norbert Kricke sviluppa costruzioni plastiche attraverso forme e tensioni astratte che si espandono nello spazio con la loro aerea energia dinamica. La scultura esposta, realizzata in acciaio inox, è una slanciata struttura con elementi che evocano configurazioni vegetali.

Barbara Hepworth “Figure (Walnut)” (bronzo, 1964)

Inizialmente influenzata da artisti come Gabo, Pevsner e Arp, oltre che da Henri Moore, la Hepworth ha sviluppato una ricerca plastica basata sull’elaborazione di forme astratte geometriche e organiche. Il grande bronzo è una configurazione verticale con una forma oblunga che con due cavità allude alle valve di una noce, ma che si impone anche come totem astratto. Le parti vuote con patina verdastra creano un suggestivo effetto luminoso e spaziale.

Joan Miró, “Oiseau” (lamiera, 1968)

Joan Miró è forse l’artista che ha avuti i più stretti e lunghi rapporti di amicizia e di lavoro con i Maeght. È stato il costante incoraggiamento e il sostegno concreto di Aimé Maeght, che a partire dal 1948 fa realizzare tutte le fusioni in bronzo delle sue sculture, più di un centinaio. Oiseau è una ibrida creatura surreale e mostruosa basata su tre grosse “zampe” a forma di pere, connesse a un corpo con delle piccole ali.

Joan Miró, “Personnage” (bronzo, 1970)

Una fusione in bronzo lucidato con patina scura che rappresenta una bizzarra figura con il corpo amebico e una testa oblunga e due cavità al posto degli occhi.

Joan Miró, “Personnage” (bronzo, 1967)

Esempio di assemblage di oggetti trovati, combinati in un equilibrio precario e poi fusi in bronzo e colorati in nero, rosso, blu, giallo. Un bidone rosso, sostenuto da tre gambe nere, fa da corpo a un faccione rotondo con una specie di pennacchio in testa a forma di forchetta.

Claude Viseux, “Un prédateur” (acciaio, 1965)

Dopo aver prodotto opere astratto- materiche, Viseux ha utilizzato forme prodotte dall'industria, spesso manipolandole con ironia. Un prédateur è un assemblaggio apparentemente informe di contorti tubi metallici di recupero che danno vita a un insieme a metà strada fra il meccanico e l’organico.

Jean-Paul Riopelle, “La Tour” (bronzo, 1969-1970)

Tra i maggiori protagonisti internazionali della pittura informale astratta, è meno noto come scultore. Questo lavoro in bronzo è una versione autonoma della parte centrale del monumentale gruppo “La Joute”, una gigantesca scultura- fontana che realizzata per il Parc Olympique di Montreal.

Ossip Zadkine, “Statue pour un jardin” (bronzo, 1958)

Un’imponente scultura in bronzo, espressione plastica che esemplifica l’evoluzione dei criteri di scomposizione della figura umana attraverso forme piene e vuote.