ANNIVERSARI - A 100 anni dalla nascita dell'Avvocato, l'omaggio della Ferrari

Allora si chiamava corso Oporto, oggi corso Matteotti: è lì che cent’anni fa, il 12 marzo 1921, nasce Giovanni Agnelli, erede di Edoardo e Virginia Bourbon del Monte, ma soprattutto nipote del “Senatur” Giovanni, da cui prende il nome. Educato secondo i canoni alto borghesi, Gianni frequenta il liceo classico al D’Azeglio e si laurea in giurisprudenza, incarnando la figura di una nobiltà senza titoli molto sabauda nei modi e nello stile, sempre sobrio, elegante, mai urlato.

Dopo il diploma, come si usava fare per i rampolli della buona borghesia, parte per l’America visitando città di cui porterà per sempre il ricordo: alte, immense e brulicanti di gente e automobili, quando l’Italia di quegli anni era piccola, contadina, misera.

Sono tasselli nella crescita di predestinato, che per tre decenni guiderà la Fiat, la più grande industria d'Italia, dalla metà degli anni Settanta ai Novanta, attraversando anni duri di contestazioni, lotte operaie, terrorismo, crisi petrolifere ed economiche che fanno vibrare la fragile società italiana. Innamorato dalla sua Juventus, di cui è l’artefice del decennio d’oro, quello di Boniperti e Platini, l'Avvocato diventa un’icona mondiale di stile ed eleganza, il portatore sano di un made in Italy che stava nascendo e che ad ogni dettaglio glamour, come l'orolgio sul polsino o i jeans indossati sotto il balzer blu, cambia i canoni al jet-set internazionale.

Una vita di successi striata di dolori forti, come il suicidio del figlio Edoardo e la morte prematura di Giovannino, il nipote a cui immaginava di lasciare le redini dell’impero. Dopo una lunga malattia, Gianni Agnelli si spegne il 24 gennaio 2003, e migliaia di torinesi fanno la fila per ore per rendere omaggio all’Avvocato, nella camera ardente allestita nella pinacoteca del Lingotto.

Fra le tante celebrazioni in ricordo della nascita di Gianni Agnelli, una delle più singolari, uniche e affascinanti è la mostra organizzata al Museo Enzo Ferrari di Modena, che riunisce per la prima volta le fuoriserie realizzate da Ferrari e personalizzate in stretta collaborazione con un estimatore raffinato come l'Avvocato. Una collezione che testimonia una sintonia durata oltre cinquant’anni fra due delle più carismatiche e autorevoli figure del ventesimo secolo.

Gianni Agnelli e Ferrari. L’eleganza del mito è l'omaggio della Casa di Maranello a un suo grande punto di riferimento, prima come affezionato cliente, poi come interlocutore privilegiato. La mostra, inaugurata oggi in streaming sui canali social e sul sito dei Musei Ferrari, fino al prossimo 1° aprile permette ogni giorno due live tour virtuali e gratuiti della durata di circa 30 minuti, in italiano e in inglese, prenotabili sul sito dei Musei Ferrari.

Estimatore sin da giovane del Cavallino Rampante, l’Avvocato ha sempre proposto con garbo e rispetto delle versioni molto speciali e personalizzate di alcuni modelli. Enzo Ferrari d’altra parte sapeva che l’influenza, il gusto estetico e la personalità di un cliente molto vicino alla sua fabbrica, abituato a lavorare su progetti esclusivi, ne poteva determinare scelte fortunate. Dal loro stretto rapporto sono nate automobili dal fascino irripetibile, che Agnelli guidava con rigoroso understatement.

È il caso della Ferrari 166 MM, che al Salone di Torino del 1948 tanto aveva colpito Agnelli per l’eleganza essenziale, tanto da definirla con il termine inedito barchetta, che da allora identifica le scoperte da corsa. Finemente personalizzata nei colori verde e blu e negli interni, è la prima fuoriserie di Maranello realizzata per l’Avvocato.

Fu poi la Ferrari 212 Inter del 1952 a essere adattata alla personalità di cliente molto speciale, con sofisticate nuance e dettagli che faranno scuola: il bicolore blu 456 di “famiglia” accostato al bianco magnolia del padiglione, oltre a due potenti fari pensati per il piacere della velocità nelle ore notturne.

La mostra prosegue con lo stupendo coupé senza tempo 375 America, realizzato da Ferrari nel 1955 grazie alla simbiosi creativa con Battista “Pinin” Farina. L’Avvocato ne fu subito conquistato e rese unico il suo modello facendo realizzare, fra le altre finiture interne, un prezioso cronografo che volle posizionato al centro del tunnel.

Il rapporto ormai consolidato fra Gianni Agnelli ed Enzo Ferrari segnò un nuovo capolavoro nel 1959 con Ia Ferrari 400 Superamerica: un pezzo unico allestito da Pininfarina che conferì alle granturismo Ferrari una nuova impostazione stilistica. Fra le vetture esposte anche la berlinetta 365 P Speciale del 1966, plasmata dal mondo delle competizioni che Pininfarina ha saputo perfettamente interpretare in due “prototipi” a tre posti con guida centrale: quello commissionato da Gianni Agnelli si distingue per l’elegante livrea color argento con una modanatura nera che corre lungo la linea di cintura.

Nel 1984 Ferrari presentò la celebre Testarossa, una vettura che non prevedeva la versione aperta. Due anni più tardi fu l’Avvocato a commissionare una spider del celebre modello a Pininfarina con alcuni dettagli come il cofano motore di nuovo disegno e dei colori ricorrenti nelle sue creazioni: il bianco magnolia della capotte, il grigio Nurburgring della livrea, il blu degli interni.

Un’altra icona dalla linea rivoluzionaria che non poteva mancare nella collezione di Gianni Agnelli è la Ferrari F40, da lui ordinata nel 1989 in una versione speciale che si distingue per il tessuto nero dei sedili e la frizione elettronica Valeo. Nel 2000, sulla base stilistica della 360 Spider, Agnelli affidò a Pininfarina il progetto di una barchetta ancora più estrema in un esemplare unico: con la livrea grigio argento accompagnata da eleganti toni blu, venne donata a Luca di Montezemolo come regalo di nozze.

Conclude la mostra la monoposto di F1 del 2003, la sintesi di un percorso sportivo e tecnologico straordinario. La Scuderia la presentò il 7 febbraio 2003 dedicandola a Gianni Agnelli, scomparso meno di un mese prima. Per tutta la comunità Ferrari fu il più sentito riconoscimento a un indimenticabile cliente e a un raffinato, discreto e fondamentale compagno di viaggio.

John Elkann, Presidente di Ferrari, così descrive la nuova mostra: “È il racconto di un incontro straordinario: unisce da un lato le emozioni che le auto più belle del mondo suscitano in chi ama guidare, dall’altro l’enorme rispetto e la passione vera che mio nonno aveva per le auto di Maranello. Passione che lo portava a rendere speciale ogni Ferrari che possedeva e che siamo felici di condividere con tutti gli appassionati”.

Piero Ferrari, Vice Presidente della Casa, ricorda il rapporto di stima fra i due grandi imprenditori: “Mio padre era impressionato dalla forza, dalle doti e dall’abilità negli affari di Gianni Agnelli. Fra loro c’era un’intesa naturale, consolidatasi negli anni fino all’accordo decisivo che nel 1969 diede il via a uno dei più forti sodalizi del mondo automobilistico. Ero con mio padre in quello storico giorno, in cui ebbi il piacere di conoscere l’Avvocato. Da allora sentimmo che, accanto a FIAT, alla nostra azienda erano assicurate continuità e sviluppo”.