
“Polvere sei e polvere tornerai”, sono le parole - secondo la Bibbia – con cui Dio avrebbe scacciato Adamo dal giardino dell’Eden dopo il peccato originale, condannandolo alla fatica del lavoro e alla morte. Katrina Spade, designer e imprenditrice americana, è pienamente d’accordo: le tradizioni funerarie, compresa la cremazione, considerata la più ecologicamente corretta, vanno riconsiderate da capo pensando di dover realmente tornare ad essere polvere.
Costretta come tutti a prendere coscienza dell’appuntamento ineluttabile, la Spade si è messa alla ricerca di opzioni sostenibili dal punto di vista ambientale, fino a quando si è imbattuta nella pratica del compostaggio del bestiame, molto comune negli allevamenti, che ha deciso di proporre come opzione anche per gli esseri umani. Nel 2018 ha fondato Recompose, un’azienda di pubblica utilità con l’obiettivo di sviluppare un nuovo sistema di compostaggio che trasforma i corpi dei defunti in terriccio. Un progetto di cui la Spade, dopo averne testato la fattibilità con l’università, ha parlato al Senato di Washington, ricordando che sepolture e cremazioni hanno un profondo impatto ambientale: nei soli Stati Uniti, i cimiteri occupano mezzo milione di km quadrati di terra. “Recompose, al contrario, offre un’azione tangibile nella lotta al cambiamento climatico: il compostaggio umano permette di risparmiare una tonnellata di metri cubi di anidride carbonica per ogni corpo. Il nostro scopo è solo offrire più opzioni possibili alle persone su come possono disporre dei loro resti mortali e di quelli dei loro cari”.
Alla nuova possibilità, diventata legale nel maggio dello scorso anno, è seguita l’inaugurazione della prima sede di Recompose, nata a Greenhouse, a sud di Seattle, che l’8 febbraio scorso ha idealmente accolto con una cerimonia i parenti dei primi 10 volontari che hanno liberamente scelto di voler diventare prato, foresta o comunque terra. È stata Katrina Spade, visibilmente commossa, a dare il benvenuto agli ospiti: “Questa sera avete tutti una cosa in comune: siete testimoni di come sta cambiando la cultura della morte”. Davanti agli ospiti i resti di Ernest “Ernie” Brooks II, un celebre fotografo subacqueo, accanto a quelli del pioniere dell’agricoltura biologica Robert “Amigo Bob” Cantisano: poco più in là l’ambientalista e vegana Paulie Bontrager, morta all’improvviso per un malore.
Nell’elegante e raffinato padiglione di Recompose sono sparsi i 75 bacini di ricomposizione, strutture modulari cilindriche in cui sono inseriti i corpi, mescolati a materiale organico come trucioli di legno e paglia riscaldati fino a 65° per accelerare il naturale processo di trasformazione. Dopo 30 giorni in cui i cilindri sono costantemente monitorati, i resti sono trasferiti per altre 4 settimane circa in un contenitore dove l’operazione si conclude. Il servizio della Recompose, al costo di 5.500 dollari, comprende il ritiro della salma, la documentazione necessaria e la consegna alla famiglia di un metro cubo di terra, che può essere conservata oppure donata ad un progetto di recupero ecologico a propria scelta. “Dopo la morte, una volta che i nostri corpi si sono trasformati, siamo pronti a tornare nel circolo della vita”.
La rivoluzionaria idea di Katrina Spade ha aperto quello che secondo gli esperti potrebbe essere il business del futuro: a Wahkiacus, stato di Washington, ha aperto da poco la Herald Forest, che garantisce lo stesso tipo di servizio, mentre a breve ad Auburn, in Alabama, aprirà i battenti la Return Home.












