
“Nolhtaced,” sembra una parola difficile e incomprensibile, ma basta guardarla allo specchio per capire che si tratta del marchio “Decathlon” scritto al contrario. È l’idea di “Reverse Shopping” del colosso francese specializzato in articoli, abbigliamento e attrezzature sportive, con oltre 1.500 punti vendita e 92mila dipendenti. Una risposta al bisogno mondiale di un’esistenza più sostenibile che parte dall’economia circolare, ovvero il riuso di ciò che si acquista e per qualsiasi motivo non si utilizza più. Oggetti che possono e devono avere una seconda vita, trasformando i propri scarti in qualcosa che può essere utile agli altri.
In pratica, rivendere al retailer ciò che era stato acquistato, piuttosto di lasciarlo in un armadio, ben sapendo che da lì la tappa successiva è un cassonetto differenziato. “L’obiettivo è riutilizzare quanti più sforzi possibili per ridurre l’impatto sull’ambiente ed evitare sprechi: la gamma di prodotti di scenda mano di Decathlon consentirà inoltre ai consumatori meno fortunati di acquistare attrezzature sportive di qualità ad un prezzo inferiore”, spiega l’azienda in un comunicato ufficiale.
Nolhtaced insomma, la pratica ecologista del Reverse Shopping che parte dal Belgio, dove la misteriosa scritta al contrario ha sostituito quella tradizionale lasciando perplessa la clientela. Una decisione epocale, che vede in prima fila un vero colosso del retail, ma che per diventare appetibile ha bisogno di creare un appeal: ti riconsegno qualcosa, ma cosa ci guadagno? In questo caso si ottiene un buono sconto spendibile all’interno dei punti vendita Decathlon, con due anni di validità. L’azienda, dal canto suo, si impegna a ricondizionare i prodotti per rimetterli in commercio a prezzi a sua volta scontati.
Dai tre store del Belgio coinvolti, a Namur, Gent ed Everre, la fase test ha funzionato a dovere: ben 40mila gli articoli raccolti, a fronte di un valore pari a 593.220 euro in buoni spesa.










