
Per Clarisse Merlet, l’universo dell’architettura deve cambiare radicalmente. Per sopravvivere, sarà sempre più costretto ad adeguarsi ad un mondo che si muove verso il peggio, sommerso dai rifiuti e minacciato dai cambiamenti climatici. Mentre frequentava da studentessa l’ENSA Paris-Malaquais di Parigi, Clarissa si scontra in un’inchiesta giornalistica che le apre gli occhi: nella sola Europa, abiti e tessuti gettati via raggiungono l’impressionante cifra di 4 milioni di tonnellate ogni anno. Milioni che diventano 17 negli Stati Uniti e 195 nel mondo intero, di cui solo il 32,2% vengono recuperati. Gli altri, una montagna di rifiuti, finiscono per buona parte per ammorbare l’ambiente, i fiumi, i mari e i boschi.
Numeri che si piantano a forza nella coscienza di Clarisse Merlet, nata e cresciuta in una generazione che ha più a cuore l’ambiente di quanto l’avessero i suoi genitori e i suoi nonni, e che soprattutto non si limita a parlarne, ma ce la mette tutta per tentare di migliorare le cose.
Nel 2018, dopo aver studiato diverse soluzioni che mettessero d’accordo la sua passione per l’architettura e l’ambiente (le prime pensando a come sfruttare l’invasione di bottiglie di plastica e cartone), Clarisse arriva al primo prototipo di FabBRICK, un mattone robusto ed ecologicamente corretto, realizzato utilizzando abiti vecchi di ogni tipo, dai jeans alle maglie di lana, cotone, Pvc e quant’altro. “Nel mondo ci sono sempre meno risorse naturali con cui costruire, ma sempre più rifiuti: l’unica soluzione possibile passa attraverso un vecchio adagio, secondo cui è meglio allearsi con un nemico che non hai alcuna speranza di battere. FabBRICK è un piccolo passo in questa direzione: trasformare i nostri vecchi vestiti in un materiale da costruzione innovativo”.
Fra prove ed esperimenti, Clarisse arriva alla formula perfetta del suo mattone: l’equivalente di tre t-shirt, sminuzzate da un’azienda che si occupa di raccolta dell’abbigliamento usato, e mescolate con un collante ecologico, sono sufficienti per creare un impasto che viene versato e pressato in uno stampo, dove asciuga per due settimane. “Non si tratta di mattoni che al momento possono essere impiegati in edilizia, anche se stiamo studiando un modo per arrivarci. Al momento si tratta di elementi decorativi per interni che comunque sono resistenti all’acqua e al fuoco, oltre a risultare perfettamente isolanti. Si adattano per separare spazi interni di abitazioni ma anche di negozi e show room, oltre a diventare tavolini, sgabelli, lampade ed elementi di arredo”.
In due anni di lavoro, tre macchine che ormai lavorano a tempo pieno hanno convertito circa 12 tonnellate di tessuti in 40mila FabBRICK, e l’obiettivo prossimo è di industrializzare il processo ribattezzato F ab BRICK ation per riuscire a smaltire e riciclare quanti più rifiuti sia possibile. L’idea ha già attirato la curiosità di Jules, un marchio di abbigliamento francese che si è offerto di collaborare e soprattutto di acquistare i mattoni per arredare i negozi della propria catena.












