
“Ora me lo segno”, rispondeva il compianto Massimo Troisi ad un uomo che l’aveva appena ammonito dicendo “Ricordati che devi morire”, in una celebre scena del film “Non ci resta che piangere”. Per fortuna non è proprio così, ma il senso del Climate Clock comparso su un grattacielo di New York nelle scorse ore è più o meno lo stesso: indica il tempo che resta al pianeta prima dell’apocalisse climatica.
Un tempo esiguo, calcolato in sette anni appena, sufficienti per salvare e condannare per sempre il pianeta in cui viviamo. Il temibile countdown che sostituisce l’orologio astronomico Metronome installato nel 1999 sulla facciata di un grattacielo di Union Square, a New York, ha iniziato a conteggiare a ritroso anni, mesi, giorni, ore e minuti in occasione della Climate Week, la settimana dedicata ai cambiamenti climatici e alla salvaguardia ambientale che rientra nei programmi della 75esima sessione dell’assemblea generale dell’ONU, e calcola il tempo residuo sulla base di diversi studi delle Nazioni Unite che hanno valutato fino al 2028 il grado di resistenza del pianeta al ritmo attuale di emissioni e inquinamento.
Voluto da due attivisti, Gan Golan e Andrew Boyd, e accompagnato da un sito che offre le istruzioni per realizzare un Climate Clock da sistemare nella propria città o paese, il conto alla rovescia climatico è stato lanciato con uno slogan (The Earth has a Deadline, il mondo ha una scadenza) e da pochi ed efficaci concetti: “L’umanità ha il potere di prolungare questo tempo, ma solo lavorando insieme e misurando i progressi in relazione ad obiettivi ben definiti”.











