
È dal 1947 che il Doomsday Clock – letteralmente, l’orologio dell’apocalisse – misura in modo metaforico il pericolo di un’ipotetica fine del mondo. A volere il temibile conteggio era stato un gruppo di autorevoli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago, intuendo forse un futuro distopico per l’umanità.
Nell’orologio, che nella realtà non esiste, la mezzanotte rappresenta l’ora della fine del mondo, e i minuti che la precedono la distanza di tempo che manca all’ora X. All’inizio, le paure più grosse si concentravano sui timori di una guerra atomica, ma dal 2007 il conto alla rovescia include tutti disastri che possono colpire il genere umano, e di cui è largamente colpevole.
Dal 1947, primo anno del Doomsday Clock, le lancette sono state spostate in avanti 22 volte: e se all’inizio, in piena guerra fredda, erano fissate a sette minuti dalla fine, nel 2020 hanno raggiunto il livello più basso e preoccupante, toccando appena i 100 secondi che precedono l’apocalisse.
Proprio in queste ore, nel corso del One Planet Summit, una conferenza annuale quest’anno diffusa in streaming, la rivista Bulletin of the Atomic Scientists ha annunciato che anche per quest’anno, le lancette si fermano a meno di due minuti dalla fine. Un modo raffinato di dire che ancora una volta anche nel 2021 sarà difficile assistere a progressi significativi per salvare il pianeta. Nelle note che accompagnano l’annuncio del nuovo limite, si legge che “L’umanità continua a soffrire mentre la pandemia si diffonde in tutto il mondo. Solo nel 2020, il virus ha ucciso 1,7 milioni di persone e contagiato altri 70 milioni. La pandemia ha rivelato quanto i paesi e il sistema internazionale siano impreparati a gestire le emergenze globali. In questo momento di crisi i governi hanno troppo spesso abdicato alle proprie responsabilità, ignorato i pareri scientifici e non hanno collaborato o comunicato in modo efficace, senza riuscire a proteggere la salute e il benessere dei propri cittadini”.
La speranza di allontanare le lancette dalla fine, spiegano ancora gli esperti, include anche un senso generale di sfiducia verso la scienza, la nascita di teorie complottiste e la mancanza di volontà politica. L’unico aspetto positivo, conclude il documento, coincide con l’arrivo della nuova amministrazione americana a guida Joe Biden, che ha immediatamente scelto di rientrare negli accordi sul clima di Parigi, promettendo di mettere gli Stati Uniti in prima fila nella battaglia contro i cambiamenti climatici.











