
Un recentissimo studio realizzato dall’Imperial College di Londra con la collaborazione di “Nestlè Research”, non ha fatto che confermare il legame strettissimo che corre fra il cibo e la mente umana. Volendo, è l’ennesima prova che “nell’intestino si nasconde il secondo cervello”, detto popolare secondo cui dall’apparato digerente passa di tutto: non solo ciò che mangiamo ma le emozioni, la tristezza, lo stress e la malinconia, così come la gioia, la felicità, l’amore. È quindi più che normale, racconta lo studio, pensare di poter aiutare il corpo a superare i momenti “no” attraverso il cibo, senza bisogno di ricorrere ai farmaci, per altro.
Un altro studio, questa volta realizzato dalla Human Highway su un campione di italiani fra i 18 ed i 64 anni, ha dimostrato che almeno 8 persone su 10 si trovano quotidianamente ad affrontare dosi massicce di stress, ma soprattutto che buona parte di loro trova conforto nel cibo. Ma – e qui sta il problema – ingurgitato a casaccio, senza un vero canovaccio da seguire, badando solo alla gola e dimenticando le sacrosante regole della sana alimentazione. Il cibo più consolatorio in assoluto, lo dicono le statistiche, sono i dolci, per nulla condannati a priori dagli esperti, a patto che si tratti di uno strappo alla regola.
Vista nel suo complesso, si tratta di una teoria che circola da un po’, chiamata Moodfood e tornata di grande attualità nei lunghi mesi del lockdown, quando il cibo è diventato una delle poche consolazioni concesse alla sedentarietà imposta dai momenti peggiori della pandemia da Covid-19. E la risposta sta tutta in una sorta di lista della spesa che pensa al corpo come allo spirito.
In linea generale, è giusto sapere che gli alimenti ricchi di carboidrati e proteine hanno un effetto “dopante” sull’umore, poiché rispondono al pressante bisogno del cervello di zuccheri. Gli sbalzi d’umore, l’apatia e il pessimismo, ad esempio, si combattono con uova, frutta secca, verdure a foglia verde, carne e pesce, ricchi di Omega 3 e triptofano, un aminoacido in grado di mettere in moto la seratonina, altrimenti detto “l’ormone del buon umore”.
Cereali, mandorle, noci, legumi, pesce, kiwi, pesche e albicocche, ricche di magnesio e potassio, sono in grado di far scattare la melatonina, che aiuta a ritrovare il ciclo del sonno e a regolare il ritmo cardiaco. Per contro, meglio evitare vino, formaggio, cavoli e spinaci per via della presenza di tiramina, che a sua volta agisce sull’adrenalina.
Il senso di stanchezza si affronta in modo efficace con alimenti ricchi di vitamina D e minerali come fosforo, magnesio, calcio e potassio, che si trovano in abbondanza nel cioccolato, nei pistacchi, nei cereali integrali, nella frutta fresca, nei legumi, nella cannella e nel pesce, alimenti fondamentali per fronteggiare i famigerati “radicali liberi”.










