AFFARI - Investire nei kit Lego? Meglio dell'oro
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Intere generazioni, non solo di italiani, sono cresciute con il culto del “mattone”, l’investimento immobiliare che per anni era una sorta di assegno in bianco per il futuro. Poi le cose hanno iniziato a cambiare, e al mattone si sono affiancati beni rifugio diversi come le azioni, i metalli preziosi, i vini pregiati, gli orologi, le opere d’arte e i francobolli.

Fino a qui, nulla di strano in fondo. Ma le cose si complicano un po’ scoprendo un serissimo studio realizzato dalla Scuola Superiore di Economia di Mosca, secondo cui all’elenco dei miglior investimenti vanno aggiunti anche i Lego, i leggendari mattoncini svedesi che da decenni divertono i bambini di ogni latitudine.

Secondo i cervelloni moscoviti, l’apprezzamento sul mercato secondario dei set aumenta ogni anno con una media dell’11%, ovvero molto più di tutte le voci dei beni di rifugio elencate prima. Per meglio spiegare il concetto, l’ateneo ha messo sotto la lente ben 2.322 set di costruzioni Lego individuate sui siti specializzati in compravendita di giocattoli e originariamente in vendita fra il 1987  ed il 2015, precisando che si tratta di confezioni originali ancora integre e sigillate. Per essere chiari: giocarci, o affidarle ai bambini per un po’ significa perdere per strada diverse centinaia di euro.

I motivi del valore dei kit Lego, che cresce in modo proporzionale agli anni in cui è in circolazione la confezione, sono più d’uno, cominciando dalla scarsa tiratura dei set, che malgrado spesso siano oggetto di campagne pubblicitarie martellanti sono prodotti in serie più limitate di quanto si immagini. Secondo fattore, la quasi mancanza di aggiornamenti, dettaglio che non vale per la serie “Ecto-1 Ghostbuster, ad esempio.

Terzo punto, la trasversalità di cui godono i celebri mattoncini, gioco che statisticamente coinvolge non solo i bambini ma insospettabili adulti con disponibilità economiche ben diverse di quelle di Babbo Natale, attirati dal collezionare pezzi rari e introvabili. Ed è normale che, in una visione simile, il concetto si allarga toccando anche trenini, macchinine, supereroi e perfino Barbie.

Tornando ai Lego, tra i più richiesti svettano i kit in vendita tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, le cui valutazioni spesso toccano le quattro cifre, ma ottime quotazioni li registrano anche Star Wars (in particolare la serie 10123), la riproduzione del Millennium Falcon (codice 10179) o pezzi come il Taj Mahal (10189) e la Tour Eiffel della collezione “Architecture”. Un esempio per tutti è quello del Cafe Corner (10182), primo modulare della Lego venduto nel 2007 a 150 euro e oggi valutato oltre 1.500.

“Siamo abituati a pensare che le persone acquistino oggetti come gioielli, oggetti d’antiquariato o opere d’arte come investimento - afferma Victoria Dobrynskaya, professoressa associata alla Facoltà di scienze economiche dell’istituto moscovita - ma ci sono molte altre opzioni come i giocattoli da collezione. Decine di migliaia di affari vengono fatti sul mercato secondario dei Lego, un mercato enorme sconosciuto agli investitori tradizionali. I set prodotti 20-30 anni fa scatenano l’avidità di fan e collezioni facendo levitare i prezzi, ma nonostante l’elevata redditività dei set in generale, non tutti hanno lo stesso successo. È necessario essere un vero fan di Lego per capire le sfumature del mercato e cogliere le opportunità del potenziale investimento”.

Un consiglio per chi volesse iniziare è sincerarsi che si tratti di set in edizione limitata e poi tentare di acquistarli in rete al miglior prezzo possibile. Sul resto, vale la solita regola: più sarà alto il costo di acquisto iniziale – e quindi meno le probabilità che in circolazione ce ne siano tanti esemplari - più il valore crescerà in proporzione: il Millennium Falcon, in vendita inizialmente a 499,99 euro, oggi si aggira sui mercati secondari a 3.600 euro circa.

Ultima accortezza: i set – da intendere mint in sealed box (come nuovo) - vanno conservati in luogo asciutto e mai esposti alla luce solare per evitare di sbiadire le grafiche, meglio ancora se avvolti con una pellicola trasparente per proteggerli da polvere ed eventuali graffi.