
Quella di Forrest Fenn è stata una vita fortunata e avventurosa: classe 1930, diventa maggiore dell’aeronautica militare americana ricevendo la “Silver Star” per le 328 missioni aree compiute in Vietnam. Tornato in abiti civili senza mai subito neanche un graffio, insieme alla compagna di allora - Rex Arrowsmith - crea la Fenn Gallery, un galleria d’arte e antiquariato di Santa Fe, in New Mexico, specializzata in sculture, bronzi e manufatti dei “native americans”, gli indiani d’America. Nel giro di poco diventa una meta obbligata per appassionati e collezionisti, trasformando Fenn in un miliardario.
Nel 1998, per Forrest arriva la notizia peggiore: la diagnosi di un brutto male accompagnata da un’aspettativa di vita non superiore ai tre anni. Fenn conserva il doloroso ricordo del padre, anch’egli condannato dal cancro, che anni prima aveva preferito ingoiare un flacone di medicinali e farla finita subito.
Ma Forrest ha un’altra idea perché il suo nome sopravviva alla morte: una caccia al tesoro. Nasconde in un punto segreto fra New Mexico, Colorado, Wyoming e Montana uno scrigno colmo di oro, pepite, monete rare, gioielli e pietre preziose per un valore che stima sia compreso fra uno e tre milioni di dollari. Poi semina nove indizi nelle pagine della sua autobiografia uscita nel 2010, The Thrill of the Chase: a Memoir. La storia del tesoro diventa virale e sono in molti - si stima 350mila persone - coloro che nel tempo si armano di pale e picconi, ma a dimostrare che l’impresa sia meno semplice e scontata del previsto arriva la morte accertata di cinque cercatori, tutti partiti annunciando alle famiglie di voler trovare il tesoro e di prepararsi a cambiare vita. Randy Bilyeu scompare nel gennaio del 2016 e viene ritrovato senza vita nel luglio successivo, Paris Wallace annega nel Rio Grande, probabilmente la stessa fine toccata ad Eric Ashby, di cui è stata ritrovata solo la canoa da rafting. Per finire con Jeff Murphy, volato per 150 metri da un dirupo, e l’ultimo della serie, Michael Wayne Sexson, ritrovato senza vita accanto alla sua motoslitta il 20 gennaio scorso. Al conto delle vittime, vanno aggiunti i nomi delle persone denunciate perché nella foga di ritrovare il forziere hanno continuato a spaccare ed abbattere senza pietà antichissimi manufatti sacri alle tribù indiane e protetti dalle leggi locali.
Episodi che non fanno che accrescere la leggenda del forziere: girano voci secondo cui si tratta di una robusta cassa del XII secolo con chiusura frontale e preziose decorazioni che ritraggono cavalieri e fanciulle. Ma erano solo voci, mai smentite o confermate da nessuno.
Forrest Fenn, che continuava a combattere strenuamente la sua battaglia contro il male, è il primo a stupirsi quando, il 6 giugno di quest’anno, annuncia sul suo blog dedicato alla caccia al tesoro che qualcuno gli ha inviato delle foto per dimostrare di aver individuato il tesoro: “Era nascosto sotto un cespuglio, in mezzo alla lussureggiante vegetazione delle Montagne Rocciose, e non si era mai mosso dal punto esatto in cui l’avevo sepolto io stesso, più di 10 anni fa. Non conosco il nome della persona che l’ha individuato, ma è l’unico che ha saputo leggere e interpretare gli indizi nascosti nel mio libro. Mi congratulo con lui e con le migliaia di persone che hanno partecipato alle ricerche. Non so se essere felice o triste, ma posso dire che la ricerca è ufficialmente finita”.
Lo scorso settembre, alla faccia delle previsioni dei medici, Forrest Fenn muore a 90 anni, si dice con il sorriso sulle labbra. E solo pochi giorni fa uno dei suoi nipoti, Shiloh Forrest Fenn, ha rivelato il nome del fortunato: Jonathan Stuef, per tutti “Jack”: uno studente in medicina del Michigan che come tanti era ossessionato dal tesoro di Forrest. “Ho preferito rimanere anonimo non perché avessi qualcosa da nascondere, ma perché Forrest e la sua famiglia hanno dovuto sopportare stalker, minacce di morte, intrusioni in casa, denunce e persino il rischio di un rapimento. E non voglio che queste cose accadano a me e alla mia famiglia, per cui non rivelerò mai il punto esatto dove ho trovato il forziere, perché non voglio che diventi una meta turistica”.















