FASHION – Collezione «Spacesuit», estate 2020

In effetti, Robert Behnken e Douglas Hurley, i due astronauti destinati a portare la prima navicella commerciale con carico umano della storia verso la stazione spaziale, sono sembrati a tutto il mondo molto eleganti. Gli scafandri ingombranti e sgraziati che permettevano movimenti meccanici da “Playmobil”, con cui da sempre siamo stati abituati a vedere gli astronauti, sono scomparsi, probabilmente finiti negli archivi della Nasa. Nell’epoca della tecnologia più spinta, anche andare nello spazio richiede un “dress code” adeguato.

Per ingannare l’attesa che corre fra il fallito lancio di mercoledì scorso e il nuovo tentativo di sabato, emergono dettagli e particolari finora rimasti inediti. Uno riguarda proprio le tute di Bob e Doug, e a svelarlo è stato lo stesso Elon Musk, il visionario inventore sudafricano che dopo aver imposto la Tesla ai terrestri, ora vuole colonizzare gli spazi siderali.

Musk ha ammesso di aver lavorato personalmente alle tute spaziali per “tre o quattro anni”, con la stretta collaborazione di Jose Fernandez, fra i più richiesti costumisti di Hollywood, designer dei look di Men in Black, Greemlins, X-Men, Hellboy, Thor, Batman e Avengers. La richiesta del prototipo era accompagnata da una nota: “Vorrei una sorta di smoking spaziale, perché non esiste uomo al mondo che non stia bene con uno smoking addosso, non importa quale sia la taglia o la forma”.

Le tute sono state realizzate a Hawthorne, in California, nella stessa struttura dove nascono i razzi di SpaceX. Sono fatte su misura per ogni singolo passeggero e progettate per essere funzionali, leggere e offrire la massima protezione possibile da potenziali depressurizzazioni. Un unico punto di connessione all’altezza della coscia permette di connettere i sistemi di supporto vitale, compresi i collegamenti per l’aria e l’alimentazione. “Si può fare una tuta spaziale che funziona perfettamente ma non è bella da vedere, oppure una che faccia la stessa cosa ma sia gradevole ed elegante”.

Anche il casco è prodotto su misura utilizzando la tecnologia di stampa 3D e comprende valvole integrate, meccanismi per il ritiro e il bloccaggio della visiera, luci e microfoni interni alla struttura. Le parti bianche della tuta sono realizzate in un tipo di teflon, simile a quello applicato agli strati esterni delle tute spaziali “Apollo”. C’è un rivestimento nero disegnato in Nomex, un tessuto ignifugo simile al Kevlar, che è quello da cui sono state ricavate le tute arancioni della NASA. I guanti sono appositamente progettati per funzionare con i sistemi di controllo touch screen, anche se possono essere staccati dal resto per un maggiore comfort. Ogni astronauta riceve anche un paio di stivali separati dalla tuta.

Gary Westfahl, autore di “The Spacesuit Film: a History, 1918-1969”, ha scritto in un’editoriale per il New York Times: “Finché i viaggi spaziali erano sovvenzionati dai governi, non c’era alcun bisogno di rendere le tute attraenti, perché la sicurezza degli astronauti era l’unica preoccupazione. Adesso non è più così: se i viaggi spaziali stanno per diventare un’attrattiva turistica c’è un interesse del tutto naturale a far sembrare attraenti gli astronauti. Musk ha preteso che chiunque indossi la sua tuta spaziale appaia più bello di quanto non lo sia senza”.

Ma la moda spaziale non è però una peculiarità del solo Musk: lo scorso anno, la Virgin Galactic di Richard Branson ha svelato un intero guardaroba per i turisti spaziali che farebbe sentire chiunque un eroe. La linea di abbigliamento, nata da una collaborazione con il brand  sportivo “Under Armour”, è stata realizzata utilizzando tessuti di nuova concezione come il “Tencel Luxe”, lo “SpinIt” e il “Nomex” per la fodera, progettati specificamente per il controllo della temperatura e la gestione dell’umidità.