
Per fortuna, non tutto quello che prende piede oltreoceano finisce per attecchire anche da queste parti. O almeno c’è da sperarlo, visto che l’ultima tendenza in voga nella Silicon Valley americana fa a pugni con i piccoli, grandi traguardi raggiunti dall’umanità che lavora, come lo smart working, la settimana corta o le regole per scongiurare il burnout.
Da quelle parti, dove le startup crescono più velocemente della cicoria, è diventato normale chiedere ai nuovi assunti la disponibilità per lavorare il doppio delle classiche 40 ore settimanali. E ovviamente la risposta dev’essere sì, o il colloquio può considerarsi concluso.
Vista in modo più ampio, si tratta di una tendenza all’orario di lavoro definito “996”, nato in realtà in Cina su idea di Jack Mu, il miliardario fondatore di “Alibaba”, gigante asiatico dell’e-commerce, e di recente approdato anche fra le aziende americane.
In pratica, si tratta di turni che vanno dalle 9 del mattino alle 21 della sera (con i pasti inclusi dal contratto), moltiplicati per sei giorni alla settimana, con un calcolo finale complessivo di ben 72 ore spese sul posto di lavoro. Secondo il pensiero di Jack Ma, raggiungere il successo e conquistare un posto al sole nel mondo ha una sola regola: lavorare molto di più e impiegare tutte le energie possibili, almeno fin quando si è giovani e queste non mancano.
Ma di recente, perfino il governo cinese, dopo aver fatto finta di ignorare il problema, ha iniziato a dichiarare illegale il metodo 996, perché contrario a qualsiasi contratto o statuto dei lavoratori.
Nel frattempo le proteste non mancano, e c’è chi è arrivato a parlare di ‘schiavitù moderna’, ma le aziende californiane non sentono ragioni, specie in un momento storico in cui la rivalità con i cinesi è piuttosto centrale nella società statunitense. Una delle prime si mormora sia stata “X”, il sociale ex Twitter in cui gli orari di lavoro sono diventati un gioco al massacro.










