
Rimini incorona il suo campione, ma il Nord-Ovest esce dalla XXI edizione di Birra dell’Anno con un sorriso largo così. Nel trentennale del movimento craft italiano — nato nel 1996 e oggi entrato nella piena maturità — il concorso organizzato da “Unionbirrai” nel corso di “Beer&Food Attraction” ha messo in fila numeri da grande evento: 212 birrifici in gara, 1.746 birre iscritte, 46 categorie, 73 giudici provenienti da 19 Paesi, degustazioni rigorosamente alla cieca.
E se il titolo di Birrificio dell’Anno 2026 è andato a “Birra dell’Eremo” di Assisi — 8 podi complessivi (4 ori, 2 argenti e 2 bronzi) in 6 categorie — il Piemonte si è preso una fetta importante del palcoscenico nazionale.
Con 7 ori e 29 riconoscimenti totali, il Piemonte è la seconda regione più premiata d’Italia, seguita dalla Lombardia (10 ori, 57 premi). Un risultato che è la conferma di un territorio capace di investire in qualità, identità e sperimentazione.
Il dato che colpisce è la distribuzione trasversale dei premi, a dimostrazione di un movimento regionale competitivo, in grado di spaziare tra stili diversi senza perdere coerenza. Dai grandi classici alle interpretazioni più contemporanee, i birrifici piemontesi hanno convinto i giudici per precisione esecutiva e personalità.
Non si parla più di outsider, ma di una vera scuola brassicola regionale che ormai dialoga con il vino, con l’agricoltura e con una cultura gastronomica raffinata.
A rafforzare l’ottimo momento piemontese contribuisce anche il premio “Best Collaboration Brew”, assegnato alla “Panatè Saison” del “Birrificio La Piazza” di Torino, realizzata in tandem al “Birrificio Granda” di Lagnasco (Cuneo).
Un riconoscimento che racconta non solo la qualità del prodotto, ma anche la maturità di un territorio che sa fare rete. Le collaborazioni, nel mondo craft, non sono operazioni di marketing ma laboratori condivisi, scambi di competenze e visioni comuni, e il Piemonte sembra aver trovato la formula giusta.
Il medagliere 2026 disegna comunque una geografia ampia. Dopo Piemonte e Lombardia, seguono Marche (6 ori, 23 premi), Emilia-Romagna (5 ori, 16 premi) e Umbria (4 ori, 17 premi). Più indietro ma ben rappresentate anche Abruzzo, Lazio, Veneto, Toscana, Puglia, Trentino-Alto Adige, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Calabria e Sicilia.
Tra i premi speciali, il “Best 100% Italian Beer” è andato alla “Real IGA Gose” del “Birrificio Il Mastio” di Belforte del Chienti, realizzata interamente con materie prime italiane.
Spazio anche alla nuova categoria dedicata alle birre low e no alcohol (fino a 1,2% vol.), segmento in forte crescita: a imporsi è stata “Hop Gainer” del “Birrificio Birranova” di Conversano (Bari), prova che innovazione e attenzione ai nuovi consumi stanno diventando centrali anche nel comparto artigianale.
In un contesto complicato, con i consumi fuori casa in flessione, il settore mostra solidità e capacità di adattamento: il taglio delle accise ottenuto negli ultimi anni ha dato respiro ai piccoli produttori, mentre la scelta di mantenere la degustazione rigorosamente alla cieca tutela il merito e la credibilità del premio.
Ad emergere è la netta sensazione che il Piemonte non sia più un comprimario: con 7 ori e 29 riconoscimenti, la regione si afferma come uno dei motori più dinamici del craft italiano.








