Una buffonata

Una buffonata. Non si può definire altrimenti l’ultima iniziativa nata in certi ambienti della sinistra per spingere il Senato a discutere ed eventualmente approvare la legge sullo Ius soli. Parliamo dello sciopero della fame a turno, che vede tra i protagonisti il ministro Delrio, già noto per la pessima riforma amministrativa che ha eliminato parte delle Province sostituendole con quel pasticcio conosciuto come Area metropolitana. Una forma di protesta grottesca non solo nella forma, ma anche nella sostanza. Scioperare contro il governo di cui si fa parte già è quantomeno singolare.

Ma diventa farsesco laddove il personaggio in questione un giorno pubblicizza il suo digiuno e l’altro va ad inaugurare la Fiera del tartufo ad Alba. Un qualsiasi giudizio sulla serietà di questa operazione tanto strombazzata sui media mi sembra perfettamente inutile. Come appare del resto evidente la pervicacia con cui alcuni esponenti di questo Governo, o della risicata e composita maggioranza che lo sostiene, insistano su una legge evidentemente impopolare. Una legge che, se approvata prima della scadenza elettorale, affosserebbe decisamente le possibilità del Pd e dei suoi alleati di governo di riconquistare la maggioranza.

Sembrerebbe quasi un patologico ed ossessivo tentativo di suicidio politico. Ma perchè questo? Cui prodest? A mio modesto parere le possibilità sono due. Una di tipo complottistico, secondo cui la campagna mediatica sullo ius soli potrebbe essere quella che i sovietici definivano maskirovka: una grande operazione di mascheramento, per concentrare l’attenzione di media e opinione pubblica, dando così l’opportunità di far passare provvedimenti di ben altra rilevanza quasi sotto silenzio, evitando così clamori e proteste. Ed in effetti, il ritorno del dibattito politico sullo ius soli, che era stato annunciato solo poche settimane fa come morto e sepolto, proprio in coincidenza con la discussione sulla manovra finanziaria appare quantomeno sospetto. 

Ma c’è anche un’altra possibilità. Ossia che dietro a dichiarazioni di facciata e ad una presunta motivazione socio-filosofica ci siano pressioni da parte di lobby influenti, e quindi interessi squisitamente economici. Legati, tanto per cambiare, al grosso giro di denaro che sta dietro ai flussi migratori. Pensiamo infatti a quale leva possa rappresentare la concessione della cittadinanza italiana (e quindi europea) a tutti quei bimbi che incidentalmente nascono in Italia. Tanto per cominciare, innalzerebbe di colpo la percentuale di concessioni di forme di protezione (internazionale o umanitaria) alle coppie di migranti sbarcate sulle nostre coste. Come si potrebbe del resto rimpatriare dei genitori che non avrebbero diritto all’asilo, ma il cui figlio minorenne è italiano? Immaginiamo la cassa di risonanza che avrebbe nei Paesi di provenienza dei migranti, spingendoli ancor di più in massa ad affrontare i rischi (che magari nella maggior parte dei casi non conoscono) di un’anabasi prima attraverso il deserto e poi il mare (questo agevolato peraltro dai tassisti delle Ong), incrementando così anche il volume di affari dei trafficanti di uomini e aumentando anche tristemente il numero delle vittime di tali terribili traversate.

Insomma, da un lato una parte del Governo annuncia piani bilaterali con i Paesi africani per incentivare i migranti a rimanere nei loro Paesi e dall’altra sembra studiare manovre per incrementare l’esodo. Dov’è il senso di tutto ciò? Nel frattempo, poco per volta, come tessere di uno squallido domino, cadono uno dopo l’altro i veli dell’ipocrisia che hanno protetto per anni il business mascherato da accoglienza e integrazione... Diffidate gente, diffidate da chi predica in favore dell’accoglienza e poi a fine mese passa all’incasso. (blog di Franco Papotti)