Via i maledetti turisti dal nostro Canavese

La storia del letame contro i parapendisti di Cuorgnè segue di una decina di giorni il posizionamento dei chiodi contro la via ferrata di Pont Canavese. Due episodi, lontani tra loro, ma affini, purtroppo, per il messaggio. In questi mesi si fa un gran parlare del Canavese come “polo turistico”. Convegni, progetti, protocolli d’intesa. Poi, dove il turismo c’è già e si lavora da decenni per la sua promozione, spuntano comportamenti aberranti, ottimi per fare in modo che i pochi visitatori della nostra zona decidano di starsene a casa. Purtroppo (e il caso di Cuorgnè lo dimostra in pieno) c’è una mal sopportazione, in Canavese, della gente che arriva da fuori. Stiamo bene con noi stessi, salvo poi lamentarci se il territorio cola a picco, si perdono posti di lavoro e non s’intravede uno straccio di ripresa.

Del resto il Canavese è da sempre la terra delle occasioni mancate. Anche dal punto di vista turistico. Basti pensare al flop del castello di Agliè post Rivombrosa, alla mancata promozione del Parco nazionale del Gran Paradiso che tutti credono si trovi in Valle d’Aosta, o al millenario di Re Arduino (che cade proprio quest'anno) per il quale, ancora, non è stato presentato nemmeno uno straccio di programma degli eventi...

Ovvio che episodi come quello di sabato contro i parapendisti vadano esattamente in quella direzione. Basta con gli stranieri in Canavese. Basta con la gente che viene da fuori (e questo non vale solo per i profughi). Gli interessi privati vengono prima. E su questo, oltre ai chiodi di Pont, va menzionata anche l’installazione di cavi d’acciaio a Forno, l’anno scorso, per ferire i corridori del Trail del Monte Soglio. Il “mal di gente”, insomma, continua a far proseliti. Sembra incredibile, nel 2015, che possano venir fuori atteggiamenti degni del medioevo, oggi che il mondo è “leggermente” cambiato. Purtroppo il sogno di un Canavese turistico cozza irrimediabilmente con la realtà dei fatti. E con la consapevolezza, triste, che l’episodio del letame di Cuorgnè, probabilmente, non sarà nemmeno l’ultimo…