
Caro Dario, che fatica stamattina cercare in archivio una tua foto. Non l'avevo mai fatto prima e speravo proprio di non doverlo fare mai. Purtroppo la realtà ci mette di fronte a tante cose belle e, molto spesso, a tantissime cose brutte. Sei anni fa, quando misi piede per la prima volta in Canavese, arrivavo da un'esperienza lavorativa molto diversa. Collaborare con La Stampa è sempre stato un sogno nel cassetto. Quando ho iniziato, in un territorio che non conoscevo quasi per niente, poche persone, con sincerità e nessun secondo fine, mi hanno dato una mano. Ovviamente fu il grande Alessandro Ballesio, al quale devo molto, a presentarci. Si può parlare di collaborazione anche se si lavora in due giornali diversi? Con qualcuno si. E tu eri sicuramente uno di questi.
Una collaborazione leale, franca, sincera. Che è sfociata in una splendida amicizia, fatta di valori che mi hai insegnato e che porterò sempre con me. Dentro e fuori il lavoro. Ho imparato ad apprezzarti per il tuo stile sempre impeccabile (anche nei vestiti e nei capelli… che invidia!), per la tua precisione nelle cose, per la tua voglia di darti da fare. Anche su servizi difficili, sulle storie di cronaca nera, su tutti quegli eventi nefasti che rendono la nostra categoria antipatica ai più. Gli aneddoti, in queste ore, si sprecano. Molti colleghi ne ricordano tanti più di me che, in fondo, sono arrivato per ultimo in questo territorio. E sono sempre aneddoti che si raccontano con il sorriso sulle labbra. Mai una smagliatura in questo, mai una caduta di stile. Così come ti ricorderemo.
Stamattina, a Castellamonte, siamo passati nei "tuoi" bar di sempre. Il rito del caffè, quello del cercare gli errori nei titoli dei giornali, parlare del Toro o della Spal, sarà quello che mi mancherà più di tutto. Prima ancora del lavoro insieme, prima ancora della notizia da scrivere o di quell'ultima foto da scattare. Fatico a realizzare quello che è successo. E non credo lo abbiano fatto nemmeno gli amici e i colleghi che ho visto stamattina a Castellamonte, riuniti attorno alla solita tazzina di caffè.
Ho imparato da te moltissime cose di questo mestiere e sono certo che hanno fatto altrettanto amici e colleghi che hanno avuto l'opportunità di lavorare al tuo fianco. Anzi, hanno avuto il «privilegio» di lavorare con te. A noi il compito di fare tesoro di tutto questo. Per me e per noi resterai sempre il mitico Ruffatto, «penna bianca», un vero e proprio «maestro». Di vita e di giornalismo. Ciao Dario.













