XXV Aprile, sono passati 77 anni
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di Giorgio Cortese

Ogni anno parliamo di Liberazione, di XXV Aprile e del contributo di sangue, di vite e di privazioni sofferte dalla nostra amata Patria sotto i tre anni di repressione nazifascista. Cosa posso dire allora, quali parole debbo usare per far comprendere alle persone della mia generazione e di quelle successive perché è importante celebrare il XXV Aprile? Perché  questa data sia sempre viva nel presente e ricordarla non è solo un obbligo da assolvere, se non addirittura un pretesto per godere di un giorno di vacanza! Penso che bastino solo tre parole: sacrificio, democrazia, libertà.

Nella storia dell’umanità, il sacrificio ha uno straordinario valore di rinnovamento ed ogni volta che si compie ha il significato di una rivoluzione morale, perché all’apparenza è contro ogni ragione. La Resilienza già del 1922, la Resistenza e la guerra di Liberazione sono state la dimostrazione che uomini e donne possono superare il pessimismo ed il cinismo della ragione che si fa rassegnazione, se si sentono chiamati a battersi per il bene sociale, se partecipano con passione, se credono in una giustizia che regola la convivenza, che garantiscono dignità della persona, uguaglianza e rispetto della libertà. La Resistenza non è stata un romanzo nè un evento mitico, ma è stata una straordinaria vicenda di vite dedicate con speranza, coraggio ed altruismo all’affermazione di ideali altissimi ed è per questo che non dovrebbe essere difficile raccontarla a chi non vi ha partecipato e fare sentire i giovani parte di quella vicenda.

Ricordare oggi la Resistenza non ha solo un valore culturale o celebrativo, ma significa far nostri gli insegnamenti di chi ha combattuto il fascismo con l’obiettivo di costruire una società senza più classi, guerra e sfruttamento. Oggi, dobbiamo sempre di più rinnovare il legame, anzi, la simbiosi tra italianità, nazione e unità, dobbiamo allora tornare a promuovere i valori e sostenere le aspirazioni che animarono gli uomini che 100 anni fa non piegarono la testa alla dittatura e con il loro esempio contribuirono a mantenere vivo  lo spirito democratico del Paese. Oggi, dobbiamo recuperare il significato morale del fare politica, ripartendo da un nuovo inizio, sulla strada che porta a costruire quello Stato di cittadini liberi ed uguali desiderato, immaginato ed infine realizzato dai tanti che si impegnarono e si sacrificarono per la Patria.  Oggi, dobbiamo ricordare tutti i patrioti, da chi prese le armi andando a combattere sulle montagne con una resistenza armata e consapevole a fianco di tanti altri: renitenti alla leva, militari internati dopo l’8 settembre 1943, circoli intellettuali che offrirono ospitalità e aiuto.

Oggi, dobbiamo ricordare le donne impegnate come  staffette a portare, a rischio della loro vita,  messaggi e generi di conforto a chi resisteva con le armi in mano alla feroce dittatura. Oggi, dobbiamo ricordare tutte quelle persone, semplici cittadini, fra cui anche, contadini, operai, medici e sacerdoti, che fornirono solidarietà ed accoglienza. Con i loro eroici comportamenti quotidiani  nascosero  famiglie di religione ebraica, i disertori, offrirono cibo, ristoro e cura aprendo cantine e sacrestie. Infine, oggi dobbiamo ricordare i patrioti che si sacrificarono  per il bene di tutti e per molti di loro il sacrificio fu addirittura la vita stessa. A tutti loro va oggi il nostro pensiero, carico di ammirazione e riconoscenza. Quello che contraddistingue il loro sacrificio è la gratuità che ha trascurato le conseguenze personali delle proprie scelte. Queste scelte sono state ispirate a valori che si ritengono superiori perché ti ci appartengono e a tutti e, devono essere garantiti come diritti. Ricordiamoci della loro testimonianza. Facciamolo con rispetto ed immensa gratitudine. Andiamo allora con il nostro cuore a rendere omaggio ai combattenti per la democrazia. Onore ai martiri della Resistenza!

Loro c’erano e sapevano che la pace non basta invocarla, qualche volta bisogna conquistarla. Onore al concittadino Matteo Tarizzo morto dopo vile  aggressione  fascista nel 1922, quella che viene ricordata come «La strage di Torino»: nelle giornate tra il 18 ed il 20 dicembre, le squadre fasciste aggrediscono diversi militanti delle organizzazioni popolari, uccidendo 11 antifascisti e causando decine di feriti. W la festa della Liberazione, ogni giorno sempre XXV Aprile. (blog di Giorgio Cortese)