Sul confine, l'Ucraina

Per conoscere gli eventi attuali bisogna conoscere la storia. Oggi l’Ucraina tiene banco in televisione, sui giornali o sugli smartphone, oggi questo stato evoca più che altro il Cremlino che ammassa truppe alla frontiera con la ex repubblica sovietica, o al massimo l'occupazione russa della Crimea di qualche anno fa o la rivoluzione arancione nella Kiev d'inizio millennio. Qualsiasi pensiero al passato scivola in secondo piano, come se fosse irrilevante. Ritengo che per capire gli avvenimenti attuali, per ripartire alle origini di questa crisi si potrebbe partire dalla Rus di Kiev medievale, cuore dell'identità russa. Oppure dal rimpianto ucraino per i bei tempi andati del periodo polacco-lituano. O ancora dall'espansione verso sud del principato di Moscovia nei secoli XVII e XVIII.

Ma si potrebbe anche provare a riannodare il filo della storia attraverso la letteratura, esercizio rischioso ma appassionante, leggendo ad esempio il Taràs Bulba di Gogol, epopea tutta ucraina sui cosacchi del Dnepr, cugini di quelli del Don, ambientata in un tempo imprecisato tra XV e XVII secolo. Ma forse la cosa più semplice è partire dalle parole come Ucraina, che significa «sul confine, u krajna». Un territorio di frontiera, sempre conteso e conquistato dai potenti vicini: Russia, a est, e Polonia a ovest, poi dall’Impero Austro-ungarico. Ancora oggi in un piccolo villaggio al confine con la Slovacchia esiste un piccolo monumento con un’epigrafe in latino che la Società Geografica di Vienna fece apporre nel 1911 che recita così «Grazie a un sistema di meridiani e paralleli, in questo punto è stato fissato il centro dell’Europa». Ecco questa è l’Ucraina, una vasta frontiera proprio al centro del nostro continente. Un grande territorio, il paese più esteso d’Europa, dopo la Russia: 603.700 chilometri quadrati, il quinto per numero di abitanti, 48 milioni. L’Ucraina è lo più pianeggiante, se si escludono le verdi montagne dei Carpazi a sud, e quindi senza grandi difese naturali, con distese di fertili campi, immensi boschi e un sottosuolo ricco soprattutto di carbone. L’Ucraina se ci pensiamo bene è un paese pieno di paradossi perché è il centro del nostro continente anche se da noi sembra relegato in un remoto est, ma perché lì nacque la Russia.

Pensate che nell’882 d.C., il principe scandinavo Oleg conquistò Kiev, Kyiv, sottomondo i gli abitanti slavi della tribù dei Poliani. Il principe Oleg affermò che la città sarebbe stata la madre di tutte le città dei Rus. I Rus erano allora il potente clan vichingo della città. In poco tempo, quella città commerciale, attraversata dal grande fiume Dnepr, che i romani chiamavano Danaper, divenne il centro di un grande e potente impero che andava dal Mar Baltico al Mar Nero. Sul fiorente regno della Rus, convertitosi al cristianesimo ortodosso quando, nel 988, il principe Vladimir convertì tutto il suo popolo, si abbatté, nel 1240, l’orda dei conquistatori mongoli guidati da Baty Khan. Kiev fu rasa al suolo e i suoi abitanti sterminati. In seguito, il territorio della Rus fu diviso in tre principati: Galizia, Volynia e Moscovia, che successivamente divennero: Polonia, Lituania e Russia.

In seguito alle rivolte dei servi della gleba ucraini, guidati dall’atamano cosacco Bohdàn Chmelnitskij, 1596-1657, e alla Guerra russo-polacca del 1654-1667, detta Guerra di Ucraina, che si concluse con una significativa espansione territoriale russa e segnò l’inizio della grande potenza politica e militare russa nella regione. Il conflitto fu generato dalla ribellione dei cosacchi ucraini contro i polacchi. Il cosacco Chmelnitskij ottenne, sin dall’inizio, un importante aiuto da Alessio I di Russia, in cambio della sua alleanza, sancita, nel 1654, dal Trattato di Pereyaslav che unì di fatto l’Ucraina alla Russia e nel 1954 per festeggiare degnamente il trecentesimo anniversario del Trattato, l’allora segretario del PCUS, regalò all’Ucraina la penisola di Crimea. Con il XX secolo la storia dell’Ucraina prese un nuovo indirizzo, in un’alternanza di speranze, rivoluzioni e violenze. La Rivoluzione del 1905 e poi la Rivoluzione Bolscevica del 1917 coinvolsero direttamente il paese e portarono alla nascita della Repubblica socialista ucraina. Già nel 1922 la regione, che era stata uno dei granai d’Europa, fu investita dalla prima terribile carestia, dovuta al collasso dell’amministrazione statale e alle continue guerre che l’avevano dilaniata negli ultimi sette anni, prima guerra mondiale, la rivoluzione e poi guerra civile tra rossi e bianchi ed infine guerra russo-polacca del 1920. I bolscevichi preso il controllo del paese tentarono di imporre ai contadini la collettivizzazione delle terre. Interi villaggi contadini si opposero al progetto di collettivizzazione delle campagne, previsto dal Primo piano quinquennale del 1929. Perciò tutti i contadini, piccoli, grandi e medi, che non accettarono di sottomettersi alla collettivizzazione, vennero bollati, con una campagna di denigrazione molto violenta, come kulaki, proprietari, e vennero trattati come dei veri e propri nemici. I contadini contrari al progetto delle terre collettive vennero caricati a forza sui treni e deportati lontano, con il risultato di impoverire ancor di più le campagne. La politica di collettivizzazione forzata di Stalin non portò nessun risultato economico, ma morte per fame ed eccidi di massa. Questo venne chiamato dagli ucraini Holodomor, che deriva dall’espressione ucraina moryty holodom, che significa infliggere la morte attraverso la fame, ed è il nome attribuito alla carestia, non generata da cause naturali, che si abbatté sul territorio dell’Ucraina negli anni dal 1929 al 1933 e che causò circa 7 milioni di morti.

Durante l’occupazione tedesca della seconda guerra mondiale, molte persone in Ucraina li accolsero come liberatori e 30.000 ucraini combatterono assieme ai tedeschi, nella famigerata 14esima divisione Halychyna e alcuni dei più crudeli guardiani dei lager nazisti erano ucraini. In realtà l’occupazione tedesca fu, in quella regione, di una ferocia particolarmente spietata, non soltanto contro gli ebrei, ma contro tutta la popolazione civile considerata complice di un movimento di resistenza partigiana sembre più forte ed eroico. Dopo la guerra mondiale, si protrasse fino al 1950 una strisciante, e violenta, guerra condotta dall’esercito e le forze di sicurezza russe contro le formazioni clandestine dell’UPA, l’ala militare dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini, fondata il 14 ottobre del 1942, guidata dal generale antisemita Roman Shukhevich.  Il 26 aprile del 1986 una nuova tragedia si abbatté sull’Ucraina: esplose il reattore 4 della centrale atomica di Chernobyl. Nel 1990 i movimenti di opposizione che si raggrupparono, nel Rukh, Movimento Popolare per la Perestrojka, che ebbe un notevole risultato nelle elezioni locali e preparò la strada al distacco dall’URSS. Il 24 agosto 1991 l’Ucraina proclamò l’indipendenza, come stato sovrano e iniziando un lungo, e non privo di intoppi, cammino verso la democrazia. Nel 1996, l’ala riformatrice del Parlamento, Verhovna Rada, impose una nuova Costituzione: nel dicembre del 2004 l’Ucraina divenne una Repubblica parlamentare. Il resto dall’occupazione russa della Crimea alla secessione dell’est russofono del Donbass e  venti di guerra attuali sono storia recente. (blog di Giorgio Cortese)