
Da bambino aspettavo con ansia dI leggere le sue avventure sul giornalino settimanale che poi era dedicato ad un altro eroe disneniano, Topolino, che reputavo saccente e noioso, ma che erano entrambi simboli dell’America del riscatto, rappresentanti autorevoli" del popolo a stelle e strisce. Quel pennuto bianco con il becco giallo ed il cappello alla marinara che si comporta e ragiona come uno di noi, come un essere umano con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti. Ma quello che mi colpiva di Paperino era la tipica espressione Sgrunt o l’insuperabile squaraquack!
Mi immedesimavo nelle sue avventure. di questo povero papero irascibile e sempre sfortunato a differenza del superfortunato cugino Gastone e perdipiù povero a differenza dello zio taccagno ed avaro Paperon de’ Paperoni. Come non ricordare anche il cugino Paperoga, Fethry Duck, che al contrario di Paperino, nervoso e pessimista, Paperoga era un tipo ottimista e solare, tanto da rasentare l'ingenuità, sempre vestito con maglione e cappello rosso, uno dei pochi paperi a presentare una capigliatura lunga e disordinata e possedeva anche un cane, chiamato Arcibaldo in Italia.
La bellezza delle avventure di Paperino a fumetti era che riusciva a rendere coprotagonisti tutti i comprimari, il cugino baciato dalla dea fortuna, lo ziastro taccagno, la petulante eterna fidanzata Paperina, le succulente torte di nonna Papera, Elvira Coot, e di quell’ oco di suo nipote Ciccio, Gus Goose, di indole estremamente bonaria, difficile da infastidire, ancor più difficile da far arrabbiare. Il suo motto infatti era "chi va piano va lontano". È ben disposto nei confronti di tutti. E poi Qui, Quo e Qua, Huey, Dewey e Louie, che da monelli all’inizio cambiarono di carattere, se rimangono sempre un po' ribelli allo zio e lavativi, acquistano una caratteristica fondamentale: l'intelligenza. Sono loro a consigliare i maldestri zii, sempre saputelli, seguendo il mitico Manuale delle Giovani Marmotte, a salvare gli scriteriati ziastri in ogni avventura, da una fine ingloriosa.
E quante volte vorrei essere oggi, in qualche modo, un Paperinik, l’alter ego di Paperino che , con le sue scorribande alla Robin Hood, restituisce dignità agli oppressi e alle vittime dell’ingiustizia? Paperino mi era simpatico perché era l’eterno perdente e poi con i paperi il divertimento è senza fine. Paperino, generoso e infervorato quanto totalmente inadatto sia alle cose pratiche sia agli intellettualismi, è l’antieroe che diventa leggenda. E forse proprio perché dalla prima pagina di una sua qualsiasi avventura già immaginavo che quel papero sarà catastroficamente perdente, ma insistevo nonostante tutto volergli bene. E nelle rare occasioni in cui arrivava un inaspettato lieto fine, quasi ne ero dispiaciuto, anche se poi devo ammettere che una pausa dagli assalti della sfortuna ci vuole, ogni tanto.
Squaraquack Paperino e buon ottantesimo compleanno!








