
L’amico e collega Matteo mi ha recentemente fatto notare come la nostra amata lingua italiana sia sempre più sommersa da termini esterofili che vengono usati a sproposito. La mia noin è una chiusura xenofoba alle lingue straniere, né contro l’impiego dei molti termini inglesi che, da mouse a discount, da toast a software, non hanno corrispondenti italiani efficaci e accettati.
Certo l’italiano cambia e si è evoluto rispetto al passato e alle grammatiche classiche, tanto da essere ben diverso dall’idea che tutti ne abbiamo come lingua sempre uguale a se stessa, fa passare sottotraccia quella serie di cambiamenti costanti che oggi, nella maggior parte dei casi, avviene proprio a vantaggio dell’Inglese. Ma si possono trovare delle parole italiane che con maggior efficacia esprimono il concetto che si vuole dire usando dei forestierismi superflui. Ricordando a certi nostrani fenomeni che compassionate society non è una società compassionevole, quanto piuttosto una società solidale o comprensiva.
Su questa linea semantica di "comprensione", o addirittura "condoglianze", si deve intendere anche il termine sympathy, che non indica né simpatia né preferenza; per esempio: "My sympathy goes out to the parents of the victims", Le mie sincere condoglianze ai genitori delle vittime. Insomma se pensate all’ education non si riferisce alle buone maniere, ma solo all'istruzione. Il mio non vuole essere un discorso trivial che non vuol dire triviale, volgare bensì banale. Scrivo questa breve lettera perché sono sconcertato dalla pollution non è la polluzione ma, bensì l’inquinamento di parole straniere che straipano dai discorsi e dalle mail, lettere, forse per dare un taglio meno provinviale dell’italiano puro. Aggiungo che spesso le parole inglesi vengono caricate di un senso e di un potere esoterico che, di loro, non avrebbero. Per esempio, brand è la marca, non il marchio, e brand image è l’immagine della marca. Né più, né meno.
L’atteggiamento several che non significa severo ma alcuni che con ingenuity, non vuol dire ingenuità, che si dice naivety, bensì ingegnosità, (to) pretend non vuol dire pretendere, to claim, bensì fanno finta e simulano un inglese frettoloso. Infatti ignorano la regola inglese di anteporre l’aggettivo al sostantivo, gereando dei mostri e così la pending review diventa la spending e la bodycopy diventa “la body”: “ Ehi, tagliami un po’ questa body! Schizzi di sangue dappertutto! La lingua italiana per me è il luogo dove custodisco le mie storie, la mia vita, quella dei mei progenitori ed è anche la base per trovare il mio futuro. (Blog di Giorgio Cortese).








