
Sabato sono rimasto come migliaia di altri concittadini in Canavese senza connessione, il telefono di casa e lo smartphone, geniale strumento erano muti. Ho pensato che solo una decina di anni addietro non eravamo cosi internet dipendenti, quasi una droga di essere sempre iperconnessi, di sapere di tutto e di più, tranne magari che si parla ormai molto poco con gli altri esseri umani. Certo lo smartphone è uno strumento geniale che prosegue lungo la strada di essere sempre reperibili, e questo causa stess e scocciature.
Viviamo in un tempo dove pur essendo connsessi con il mondo abbiamo un problema inguaribile di concentrazione. Lo smatphone, è utile ma non permette di ragionare, abbiamo ormai tutti una protesi digitale che apre e chiude la quotidiana giornata, che ci tiene compagnia nelle sale d’aspetto o anche come svago durante le riunioni al posto di fare i classici scarabocchi sul foglio.
Questo crea una vita parallela che distrugge la capacità di concentrarci e di ragionare durante la giornata. Il navigare di continuo in internet non aiuta ma ci rende sempre più dipendenti dalla protesi digitale come per una droga. Il recente black out dei cellulari di sabato mi ha spinto a questi ragionamenti, perché dopo un primo momento di smarrimento che non ero conneso con il mondo, dopo ero felice ed il mio cervello si ricaricava senza l’aiuto drogato dello smarphone su cui dovrebbero scrivere come sui pacchetti di sigarette “che nuoce alla salute del cervello ed ai rapporti umani”. (blog di Giorgio Cortese)











