Putinismo!

Dal blog di Giorgio Cortese

Ritengo che dopo il bonapartismo, oggi abbiamo il putinismo! Prima di continuare rispolvero il significato del temine bonapartismo che all’inizio indicò in Francia un partito politico che si fece assertore e rappresentante dei diritti al trono di Francia e dei privilegi ad esso collegati, derivati da Napoleone Bonaparte alla sua famiglia, con l’intento di restaurare il potere della famiglia. Quando Napoleone uscì di scena, il partito bonapartista si consolidò di fronte alla restaurazione monarchica dei Borboni, sostenuta dai vincitori della Francia e trovò numerosi seguaci nell’esercito, nella burocrazia e tra i piccoli proprietari terrieri. Sembrò che la sua funzione di resistenza alla monarchia dovesse esaurirsi al momento della morte di Napoleone I nel 1821, ma invece riprese vigore nelle rivoluzioni degli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento, trovando in Luigi Napoleone l’erede ideale per portare avanti le pretese dinastiche. Luigi Napoleone aveva fallito più di un tentativo di guidare un moto insurrezionale, ma nonostante ciò aveva intuito che tra il popolo il mito dell’imperatore era molto vivo.

Quando nel 1848 fu instaurata la repubblica,  si presentò come candidato alle elezioni presidenziali uscendone trionfalmente eletto. Egli si valse del potere esecutivo per instaurare un governo autoritario personale, rinsaldando il partito bonapartista. Tanto che nel 1851 con un colpo di stato si fece imperatore, proclamandosi Napoleone III. Dopo questo avvenimento, il bonapartismo come movimento politico aveva cessato le sue funzioni e fatto venire meno le sue aspirazioni originarie. Il secondo impero cadde nel 1870, come sappiamo, e con esso finì anche il movimento politico. Il bonapartismo si indebolì sempre di più a scapito dei movimenti popolari, come il socialismo, che era intervenuto col suo carico di rivendicazioni determinate dai grandi cambiamenti sociali della Francia, diventata una potenza industrializzata.
In politica da allora il termine bonapartismo è usato oggi, per identificare una forma di governo guidato da una figura  dalla personalità carismatica e autoritaria che porta avanti una  politica estera espansionistica, che al di là degli specifici obiettivi di espansione, ha lo scopo di consolidare all’interno un regime che sta traballando, grazie a operazioni esterne di puro prestigio.

Esempi di bonapartsimo furono la giunta militare argentina che scatenò la guerra delle Falkland. Qui da noi nel Patrio stivale sono stati chiamati impropriamente bonapartisti quei presidenti del consiglio che hanno guidato in modo carismatico l’esecutivo, influenzando in maniera decisiva il voto del Parlamento. Eccoci allora al putinismo, nuova versione  del bonapartismo, che cerca di fare ritornare la Russia a fasti e potenza dell’impero zarista di Alesandro III,  zar ammirato dal novello Adenoid Hynkel come veniva chiamato nella  geniale parodia interpretata, nel 1940, da Charlie Chaplin nel film «Il grande dittatore».  Vi ricordate la celebre scena, in cui il dittatore gioca da solo con un grande mappamondo, accompagnato dalle note dell’ouverture del Lohengrin di Wagner?  Magari adesso lo possiamo immaginare sulle note  del poema sinfonico «Una notte sul Monte Calvo», di Musorgskij,  scritto dal musicista riprendendo racconti dell’ucraino Gogol di leggende popolari,  dove viene descritto musicalmente un sabba di streghe.

Nel celebre film, ad  un certo punto, all’arrogante autocrate, quel grande palloncino gli scoppia fra le mani. Oggi noi, il mondo occidentale, le forze democratiche, ma soprattutto quelle donne e quegli uomini, normali cittadini, giovani, meno giovani, di sport, di musica, di cultura, di impresa che coraggiosamente manifestano in Russia contro la follia della guerra, abbiamo l’ago in mano. E se in questo momento ci sentiamo sballonzolati su e giù da un gioco folle, ricordiamoci che tutte le dittature, prima o poi, finiscono nello stesso modo. (blog di Giorgio Cortese)