Postini e non solo, mestieri in via d’estinzione?

Per il poeta Neruda il postino nel romamzo di Antonio Skarmeta, reso poi celebre sullo schermo da Troisi,  non è solo l’unico collegamento con il mondo, ma è  molto di più, una persona amica che gli permette di diventare parte della comunità. Ma oggi Neruda smanetterebbe su facebook? Non avrebbe più bisogno del postino? No, ne avrebbe bisogno quanto prima. E avrebbe bisogno pure della carta e dell’inchiostro per dare vita alle idee. Secondo dei recenti rapporti ci sono dei mestieri che rischiano scomparire, come il postino, il taglialegna e il giornalista. Tutti questi lavori in via di estinzione hanno a che fare con la carta ed i consumatori non hanno smesso di leggere notizie o bestseller, solo che lo fanno online e non a stampa, meno prodotti a stampa richiedono meno lavoro.

Ma oggi noi, abbiamo bisogno della posta e dei postini? In Italia le Poste, con la 'p' maiuscola, hanno mutato pelle. Non vendono più soltanto francobolli e non consegnano più soltanto la posta a parenti, amici, clienti. Piazzano prodotti finanziari, sono di fatto banca, vendono libri, giocattoli, gadget. Nel mutare la pelle mi sembra che rischiano di dimenticare le loro radici la loro anima, ho la sgradevole sensazione è che le Poste si stiano dimenticando della posta. Sensazione sgradevole anche perché la legge di stabilità 2015 prevede: “misure di razionalizzazione del servizio e di rimodulazione della frequenza settimanale di raccolta e recapito sull’intero territorio nazionale e una nuova determinazione delle tariffe”.

Povero postino, ieri protagonista della vita comunitaria, colui che di casa in casa imbuca, suona campanelli, saluta, scambia parole e dà un contributo decisivo al tessuto connettivo della comunità, specialmente in un’Italia fatta per la maggior parte di borghi, di paesini.  Ridateci il Postino, signori delle Poste, personalmente ve lo raccomando, confidando in una ricevuta di ritorno che non sia una scusa ma un’assicurata di cambiare idea.