
Oggi ricorre il Giorno della memoria che celebra quel lontano 27 gennaio 1945, quando i soldati sovietici dell'Armata Rossa irruppero nel campo di concentramento di Auschwitz, liberando i prigionieri. Oggi nella nostra società il virus dell’antisemitismo e dell’odio razziale non si è estinto, anzi si vedono continui rigurgiti, e allora è bene che il Giorno della Memoria non passi inosservato o, peggio, anestetizzato con le consuete riflessioni di rito.
La memoria storica della Shoah non riguarda soltanto il popolo ebraico, ma l’intera umanità, perché da questi avvenimenti si possono trarre insegnamenti. Ma allora cosa fare affinché questi terribili atti non si ripetano più? Bisogna ricordare. È l’invito che Primo Levi, ex deportato, fa nel libro «Se questo è un uomo»: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici». Ci esorta a chiederci se si possono considerare uomini coloro che lavorano nel fango per un misero pezzo di pane e che muoiono per un sì o per un no, oppure donne che sono rimaste senza capelli e senza nome e che non hanno nemmeno più la forza di ricordare.
Ecco, a loro, e quindi a noi tutti, il poeta ordina: «Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa, andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli». Meditiamo... (blog di Giorgio Cortese)








