
Appresa l’abominevole sparatoria avvenuta a Parigi esprimo come tutte le persone che si considerano civili la mia solidarietà su questo atto intollerabile, una barbarie che mi interroga in quanto essere umano. Il giornale Charlie Hebdo è un quotidiano di tradizione libertaria e repubblicana. E in rispetto a questa tradizione consolidata i giornalisti e i vignettisti non si sono mai sottratti al dovere di mettere in ridicolo anche l’inciviltà ottusa del fondamentalismo islamico che, come ogni radicalismo, non può accettare il riso e l’ironia.
Il riso è critica che serve a distruggere la paura e mettere in ridicolo i rozzi personaggi. La paura non ride, al riguardo mi viene in mente una battuta del libro “Il Nome della Rosa”, di Umberto Eco: “Il riso cancella la paura, ed è sulla paura che si basa il timore di Dio e perciò la fede“. In questo caso il Dio è quello dell’Islam, religione che molti in Europa temono e osteggiano con le armi del populismo, seminando odio e paura, e che anche al centro di retoriche xenofobe nazional-fasciste.
Ma al rispetto per l’Islam non si può sacrificare la libertà di ridere e deridere del potere politico o religioso, una libertà che in Europa abbiamo guadagnato con il sangue dei caduti del secondo conflitto mondiale e anche prima a caro prezzo, in secoli di lotta intellettuale. La bandiera della democrazia non deve ammainarsi a lutto ma sventolare alta, per il direttore di “Charlie Hebdo” e per i suoi vignettisti scomodi e irriverenti. La libertà è una bella parola ma il suo valore e la sua conoscenza non devono farci credere che una volta acquisita duri in eterno, se non la difendiamo adesso che l’abbiamo avuta in eredità dai nostri genitori.
Smuoviamoci allora da questo letargo e alziamo tutti la testa per proclamare la nostra libertà e che non sarà possibile, per il becero terrorismo, vincere la sfida per toglierci la libertà.
Oggi Je suis Charlie, anche io sono Charlie e oggi più che mai siamo tutti francesi.











