La Rutenia, dove confinano tutti i confini!

Blog di Giorgio Cortese

In Europa c’è un posto che confinano tutti i confini.  Una regione sottosopra, a seconda di come la si guarda. Questo non luogo si chiama Rutenia. La sua posizione è piuttosto confusa da secoli di spostamenti, dove gli Stati hanno mutato così tante volte fronte da rendere i ruteni sopranazionali loro malgrado. La stessa religione in Rutenia è una mescolanza tra oriente e occidente. In Rutenia ci sono cristiani ortodossi di rito greco e fedeli al Papa, cattolici di rito ortodosso. La principale città di questo non luogo è Uzhhorod, ma non si possono dimenticare Kosice e Leopoli. Oggi una Rutenia si trova in una regione dell’Ucraina denominata subcarpatica, dagli ucraini e transcarpatica, dagli slovacchi. La Rutenia è un insieme di placide valli in cui scorrono, in direzione ovest, gli affluenti del fiume Tibisco.

Attualmente la Rutenia è abitata per la maggior parte da Ucraini, da ungheresi, russi, romeni, slovacchi, tedeschi e rom.
Il capoluogo di questa regione come già detto è Uzhhorod, l'etimologia del toponimo pare che derivi da Uz, il fiume che vi scorre e horod, parola di origine slava per castello. La città divenne avamposto Ucraino poi fu conquistata dai magiari nel XI secolo, da allora fu parte del Regno d’Ungheria e quindi dell’Impero Asburgico, poi Austro-Ungarico, fino al 1918 quando, a seguito della sconfitta, l’impero venne smembrato col trattato di Trianon. Uzhhorod passò come tutta la Rutenia alla neonata Cecoslovacchia. Quando con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la Cecoslovacchia collassò, la Rutenia si dichiarò indipendente. L’esistenza di questo piccolo Stato libero permise a più di centomila soldati e civili polacchi di fuggire allo sterminio nazista e molti dei soldati polacchi poi poterono combattere in Italia a Montecassino.
L’ occupazione dell’Armata Rossa nel 1945 mise fine all’indipendenza. Dopo la guerra la Rutenia finì all’Ucraina in seno alla ridefinizione dei confini interni fatta dall’Unione Sovietica.

Come si vede il concetto di Rutenia è stato volubile nei secoli, il toponimo si fa risalire alla radice norrena roos, termine con il quale le popolazioni slave e baltiche chiamavano i popoli scandinavi nell’alto Medioevo. Quegli scandinavi, che noi conosciamo col nome di vichinghi o variaghi, penetrarono infatti nella pianura tra i Carpazi e gli Urali dando vita a un regno vichingo, quello della  Rus di Kiev. La frantumazione di quel regno portò alla formazione di numerosi principati poi conquistati dai mongoli e successivamente rinati. Il termine ruteni è una derivazione parallela di russi, e allora con russi o ruteni si intendeva i vichinghi. Successivamente con questo termine, intorno al XVI secolo, furono indicati gli abitanti del Granducato di Lituania, attuali Lituania e Bielorussia. Gli Asburgo nella loro burocrazia denominavano rutene le popolazioni dell’Ucraina occidentale e della Galizia.

Come si può capire il concetto di Rutenia è molto variabile e il suo simbolo quale: “L’orso rosso in campo dorato” si può ritrovare in Slovacchia orientale, in Galizia, in Ungheria al confine con l’Ucraina e nell’Ucraina stessa.  La religione uniate è forse l’elemento principale identitario. Nel 1646, la chiesa ortodossa rutena prese la decisione di accettare la comunione con il Papa, ma di conservare il rito bizantino. Questo accordo prese il nome di Unione di Uzhhorod. La fede degli uniati nell’ambito della comunione con i cattolici è il simbolo del fondersi di oriente e occidente, punto di incontro tra il mondo bizantino, quello russo e quello cattolico. Nonostante la persecuzione religiosa del periodo sovietico la cultura rutena, forte della sua identità religiosa è tornata a vivere dopo decenni di oscurantismo. (blog di Giorgio Cortese)