La memoria è un presente che non finisce mai di passare

La memoria è determinante perché gli esseri umani che non hanno memoria sono poveri di umanità.  La memoria arricchisce la vita,  permette di fare confronti e dà  possibilità di pensare ad errori o cose giuste fatte. Non si tratta di un esame di coscienza, ma di qualche cosa che va al di là, perché con la memoria si possono fare dei bilanci, delle considerazioni, delle scelte. Intendo come memoria non ricordare solo la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, che dà molto valore alla vita. Ogni volta al 27 gennaio dobbiamo tutti dire forte: «mai più!» perché il mostro della disumanità potrebbe ancora rinascere.

Ma il  27 gennaio, Giorno della Memoria, per evitare che diventi quasi un esercizio retorico, ricordare la Shoah vuol dire anche capire cosa accadde in Germania  e in Europa negli anni Trenta del Novecento, dal punto di vista storico, solo così la Shoah è utile perché il mostro dell’ignoranza e dell’indifferenza è sempre in agguato. Oggi tutti sappiamo che riprodurre le condizioni di quell'orrore è purtroppo possibile se non si sorveglia costantemente. Se non ci si trasforma in intransigenti guardiani della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Ricordare e commemorare le vittime della Shoah non significa affatto trascurare altri genocidi, né tantomeno stabilire inutili priorità tra stermini e dolori di un popolo piuttosto che di altri popoli.

Il giorno della memoria  non è solo un omaggio alle vittime, ma  un riconoscimento pubblico e collettivo di un fatto particolarmente grave di cui l’Europa è stata capace, e a cui l’Italia ha attivamente collaborato. Purtroppo i negazionisti dell’Olocausto, sono sempre in agguato, e il pericolo più grande è che, dopo la scomparsa degli ultimi sopravvissuti-testimoni, si faccia strada un oblio generalizzato, magari lasciando spazio a teorie infamanti, alimentate da una diffusa, e da alcuni voluta, ignoranza. Con l'obiettivo di cancellare una delle pagine più terribili della storia dell'umanità: l'annientamento di sei milioni di ebrei. Colpevoli di un solo crimine: appunto, di essere ebrei. La memoria sulla shoah non riguarda solo il popolo ebraico, ma l’intera umanità, perché da questi avvenimenti si possono trarre insegnamenti. La  memoria è un presente che non finisce mai di passare e tiene lontana l’indifferente ignoranza. (blog di Giorgio Cortese)