
di Giorgio Cortese
Oggi la maleducazione è un fenomeno, simile ad un maligno virus che si sta sempre maggiormente diffondendo. Sono rimasto allibito dall’ultimo episodio accaduto su un treno dove delle persone hanno occupato i posti prenotati. A prescindere che i posti prenotati erano di persone portatori di handicap, ma una volta ci insegnavano che non si poteva occupare i posti prenotati da altri, di lasciare il posto agli anziani e alle donne e alle persone in difficoltà motoria, adesso no. Oggi complice una società liquida dove ci viene propinato dai media che tutto è permesso. Oggi complice la mancata trasmissione dei valori dalle precedenti generazioni è entrato in crisi il concetto di Comunità, del rispetto degli anziani, delle donne e dei bambini, insomma dei più deboli.
Oggi si sono smarrite le buone maniere nel vivere con gli altri, ma quello che conta per molti è il personale individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi.
Questo imbarbarimento della società rende più fragile i rapporti con gli altri, ecco che allora si perde la certezza del diritto, la Magistratura allora viene sentita da alcuni come nemica e le uniche soluzioni per molti senza punti di riferimento sono da un lato l’apparire a tutti i costi e come unico valore. Questo si trova anche sui social, pedalando tra le pagine di parole molti comportamenti sono inadeguati e inappropriati.
Leggendo un libro diverso tempo fa sono rimasto colpito da una frase, che mi sono annotato e che adesso voglio condividere. Si tratta di una massima proveniente dalla sapienza orientale, attribuita a Confucio che dice: “Se il Tuo progetto è per un anno, semina riso. Se il Tuo progetto è per dieci anni, pianta alberi. Se il Tuo progetto è per cento anni, educa i bambini”. E si, mentre noi pedaliamo tra nastri di strade lastricate di parole la maleducazione avanza.
La citazione sopra trascritta riassume l'importanza di agire fin da subito con i bambini, solo così ci saranno possibilità e margini di miglioramento. E questa non vuole essere una accusa. Ma solo una un’osservazione della realtà.
Narra un proverbio piemontese di un paese Canavesano che “Ij fieuj a son na cavagna ‘d fastidi e ën sëstin ëd piasìr” “I figli sono un canestro di fastidi ed un cestino di piaceri, purtroppo senza concreti esempi divengono solo delle zavorre di maleducazione per tutti noi.
Certo direte che oggi i ritmi della nostra vita, ci impediscono di aver tempo da perdere, dobbiamo sempre correre e fare mille cose in contemporanea. Fino a qualche tempo fa i genitori erano supportati da una società intera. I bambini venivano cresciuti in collettività, famiglia, scuola, parenti, quartiere, amici. Oggi non è così. I genitori molti genitori sono soli, e devono lavorare entrambi e molte volte la scuola, rappresentata dagli insegnanti educatori non può permettersi di accennare ai comportamenti maleducati dei figli, perché rischiano lo sco0ntro con genitori iperprotettivi e forse anche loro poco educati e questi sono i risultati, la mancanza di rispetto.
Oggi se diamo a qualcuno del maleducato ma non illudiamoci poi di aver impartito una lezione di buona creanza e aspettiamoci se non una pernacchia, almeno un’offesa di ritorno del qualunquista e brutale invito ad andare a quel paese, per usare un eufemismo. Benché l’epiteto dall’aria un po’ desueta non abbia più la forza di disapprovazione di un tempo rispetto a certi comportamenti ritenuti sconvenienti da chi per classe si riteneva beneducato, resta il fatto che oggi i maleducati, che non rispettano la fila, occupano posti prenotati da altri sono vivi e sempre più numerosi da noi.
Sono vivi e vegeti, attori di un fenomeno reale fatto di micro-atti quotidiani che s’inseriscono in molte dimensioni della vita di ciascuno, stigmatizzati secondo diversi gradi di gravità ma anche guardati con la simpatia e il compiacimento che si tributano a stravaganti fatti di folclore. Il problema è che proprio in tempi di incertezze e flessibilità, oggi è sempre più difficile assegnare significati univoci di maleducazione, come quello sul treno a Genova, e al suo alter ego la beneducazione.
Capire per esempio se il maleducato è uno che non è stato educato, che soffre cioè di una mancanza, o uno screanzato che ha ricevuto una cattiva educazione. E ancora, in questo caso, capire se l’esibizione della maleducazione sia un atto volontario, una scelta altra di vita o un comportamento di beata inconsapevolezza. La sensazione è di avventurarsi su un terreno scivoloso e dai confini incerti ma estesi. La maleducazione è densa di nonvalori rispetto all’educazione, partendo dalla constatazione che l’educazione è un mero processo che genera apprendimenti riguardanti le diverse dimensioni della vita individuale e collettiva, riconducibili alle categorie del sapere, del saper fare e del saper essere. Sono quegli apprendimenti che hanno a che fare con la storia familiare di provenienza, determinanti sul successo o l’insuccesso nella vita e influenti sui modi di stare nelle relazioni sociali, sulle scelte estetiche, di gusto. La maleducazione, cioè, oltre a tradursi in una serie di comportamenti specifici sgradevoli, se non addirittura uno stile di vita che porta a generare l’episodio del treno.
L’episodio del treno che ho letto sui media è una vicenda incresciosa, che suscita vergogna e imbarazzo in tutti noi.
In questa disgustosa vicenda, vengono a mancare le normali regole di convivenza, ma non si può neanche far finta di niente dinnanzi ai soliti disagi del viaggiare sulle ferrovie, per un convoglio che era stato vandalizzato che ha generato il caos dei posti, caos, provocato dai cugini di ignoranza di quelli che hanno occupato dei posti non loro.
Quello che manca è che i furbetti, non devono passarla franca, nell’anonimato, ma fermati e identificati.
Di fronte alla proterva cafoneria di queste persone si doveva fermare il convoglio e spiegare a tutta la stazione che il treno non partiva a causa dei questi fenomeni, identificandoli e mettendoli sui media. Facendo uscire dall’anonimato questi maleducati, mettendoli alla gogna mediatica perché solo cosi certe persone vengono rieducate in comportamenti civili e di rispetto con i simili perché la a beneducazione, quella vera, possa essere scelta anche da parte di chi staziona nell’area della maleducazione, e non perché costituisce un dovere, bensì uno dei piaceri possibili delle vite normali. (blog di Giorgio Cortese)











