
Ho appreso della tragica notizia del crollo del viadotto Morandi di Genova dai media. Questa funerea notizia ha provocato sgomento nell’animo e mi induce ad alcune riflessioni. La prima di unirmi alla preghiera per le vittime e per i sopravvissuti. La seconda nel pensare a quante volte sono passato da li per andare al mare, ed in un un nanosecondo ho riavvolto la pellicola della mia vita, pensando se fosse successo allora, oppure se qualche famigliare o amico si fosse torvato a passare da li magari in coda al chilometro sbagliato...!
Ecco che dovremmo misurare la vita in attimi e non in anni, gli attimi sia belli che brutti, perché sono indimenticabili, sono memorie che collezioneremo nell'album della vita, tutto il resto è pagina in bianco che scorre senza senso. La descrizione di un attimo è il ricordo improvviso di quando sono passato sul viadotto, il pensare alle persone coinvolte, dei loro sogni e sguardi che non si incroceranno più.
La terza ed ultima riflessione è che abbiamo strutture vecchie ed obsolete, non siamo un paese che si dice civile se un ponte collassa per un fulmine o per la pioggia. Forse la vera sfida oggi non è fermare l'immigrazione in maniera sorda e disumana o dare «dignita» al lavoro precario, ma dare la sicurezza a tutti noi perché il ponte, il viadotto, la strada per andare al lavoro o il treno, non siano la nostra tomba nell'attimo in cui noi transitiamo, magari per andare in vacanza... (blog di Giorgio Cortese)








