Ius ad operandum

Che tristezza nell’apprendere che i nostri concittadini eletti al parlamento dopo aver dibattuto tanto sullo “Ius soli”, per dare via libera alla cittadinanza dei "nuovi italiani" hanno rinviato il tutto a dopo l’Estate. Che poi lo “ius soli” concede la cittadinanza a persone che, secondo il testo già varato dalla Camera e all’esame del Senato, sono nate in Italia e qui stanno studiando, che parlano la nostra lingua, che hanno anche i nostri costumi e i cui genitori, residenti nel nostro Paese da tempo, non hanno commesso reati, qui lavorano e qui pagano contributi e tasse. E i nostri novelli soloni che cosa fanno? Rinviano il tutto a dopo la pausa estiva, dimostrando la loro inettidudine nell’affrontare il problema.

Forse il tutto è il risultato amaro della propaganda meschina e a tratti odiosa che nei mesi scorsi è stata scatenata sul piano politico e mediatico contro una normativa che concede la cittadinanza italiana a chi si sente già italiano ma si confondono questi futuri neo cittadini con le schiere di immigrati che sempre più numerosi vengono raccolti in mare, e che secondo qualcuno vengono raccolti anche sulla costra africana per andare ad ingrossare un traffico poco chiaro di chi ci guadagna su questi disperaati, sicuramente non loro. Forse la madre dei problemi non è lo ius soli o gli immigrati che arrivano sempre più numerosi con una Europa burocrate, che non serve, che fa finta di non vedere, ma il vero problema è il diritto al lavoro lo "Ius ad operandum", il lavoro oggi in Italia non deve essere un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati ma un diritto per tutti.

Rendiamoci conto che futuro lasciamo ai nostri figli e nipoti, oggigiorno quanti giovani oggi sono vittime della disoccupazione! Quanti di loro hanno ormai smesso di cercare lavoro, rassegnati a continui rifiuti o all'indifferenza di una società che premia i soliti privilegiati e impedisce a chi merita di affermarsi. Ritengo che ogni italiano che lavora o che cerca lavoro ha il sacrosanto diritto di vedere tutelata la sua dignità, e in particolare i giovani devono poter coltivare la fiducia che i loro sforzi, il loro entusiasmo, l'investimento delle loro energie e delle loro risorse non saranno inutili. Altrimenti cambiamo l’articolo della Costituzione che afferma che siamo una Repubblica fondata sul lavoro!

Se risolviamo il problema del lavoro, dando lavoro agli italiani gli altri ostacoli si ridimensionaranno e si favorà l’integrazione perché nessun essere umano si inizia a riconoscere in una comunità o in un luogo diverso da quello in cui si è formato o ha vissuto senza che nel nuovo luogo nasca un’amicizia o una forma di fratellanza. Solo chi non ha letto nulla dei grandi filosofi o poeti sottostima la forza della parola amicizia, o sorride se la si usa a proposito di questioni sociali. Ma è l’amicizia leggendo Platone, Cicerone Dante, la forma d’amore più alta. E dunque la forza più imponente di cui disponiamo in Italia, ed invece, ci affidiamo alla fredda burocrazia e a qualche buon sentimento a costo zero. (blog di Giorgio Cortese).