
di Giorgio Cortese
Strano che nessun esponente femminile, se la sia presa per la tanto comune esclamazione, del tutto maschilista, usata nel linguaggio giovanile, avviandole magari contro un cancel culture per raderla al suolo. La “S” iniziale e le successive quattro lettere che non hanno bisogno di spiegazioni. L’esclamazione “Che sfiga”, significa parlare dei capricci della sorte, sventura, disdetta, jella, malasorte. Per la Smorfia napoletana è il 17 a rappresentare la sfiga, Napoleone, nel dubbio, propose al 18 il Colpo di Stato del novembre 1799.
Il numero 13 è un numero sfortunato in molti paesi, perché “L'ultima cena" nella religione cristiana vede i 13 apostoli seduti a tavola: il tredicesimo è Giuda, che tradisce Gesù. Questa è la ragione per cui si crede che il convitato numero 13 sia destinato a morire entro l’anno. Per i cinesi funereo è il 4, tetrafobia, si pronuncia SHI e il suono di questa parola ricorda il termine morte. In Giappone il numero 9, meno famoso" del numero 4 come numero sfortunato ma abbastanza diffuso, perché suona simile alla parola tortura. L’avversione per il numero 13 ha origini antichissime. Ma la diffidenza verso il 13 risalirebbe addirittura ad epoche precedenti. Nella mitologia scandinava il tredicesimo semidio è il cattivo Loki, subdolo, traditore e malvagio, che arriva non invitato al convivio degli dei. Mentre lo storico greco Diodoro riferisce che Filippo II, IV secolo a. C., re di Macedonia e padre di Alessandro Magno, fu ucciso da una sua guardia del corpo dopo aver fatto mettere una propria statua accanto a quelle delle dodici divinità dell’Olimpo.
La sua morte sarebbe stata dunque la tragica conseguenza della sua offesa agli dei. Un’altra spiegazione della superstizione risale alle concezioni astrologiche assiro-babilonesi, il venire dopo il 12, numero sacro per eccellenza, lo fece infatti già allora considerare un porta sfortuna. Sarà un caso ma venerdì 13 ottobre 1307, il re Filippo di Francia arrestò la maggior parte dei Cavalieri Templari. Anche nel settore degli ascensori vige un pizzico di scaramanzia e si passa direttamente dal 12° piano al 14°. Questo perché i primi progettisti di grattacieli, temendo che si sprigionasse un incendio al 13° piano e per evitare di avere gli appartamenti invenduti, decisero di omettere questo numero dall’ascensore. Questa pratica divenne così comune che si rivelò una vera consuetudine nella cultura tradizionale americana e nella progettazione degli edifici.
Tornando al Patrio stivale è credenza popolare che il numero 17 preannunci sventure, e quindi c’è chi evita di viaggiare in tal data, e per quanto nella cabala ebraica rappresenti un segnale propizio, e nella cultura oltreoceano sia considerato un numero neutro, le ragioni di questa funerea tradizione sono svariati. In primis, matematiche. Il 17 si trova in mezzo al 16 e al 18, numeri perfetti per descrivere i due quadrilateri più importanti: 4×4, quadrato, e 3×6, rettangolo. Il secondo motivo ha carattere storico, nell’anno 9 a.C a Teutoburgo, la legione romana numero 17 venne annientata dai germani. Infine, la spiegazione religiosa, il diluvio universale sarebbe avvenuto nel giorno 17 del secondo mese; inoltre, Gesù muore di venerdì, ed ecco la disgraziata associazione fra numero e giorno. Per questo alcune persone appendono ogni genere di cianfrusaglia agli specchietti, è noto infine che il peperoncino sia sinonimo di fertilità e prosperità, ma meno conosciuta è la storia del ferro di cavallo. Leggenda più che storia: pare che Saint Dunstan, fabbro e arcivescovo di Canterbury, nel 959 avesse inchiodato dei ferri di cavallo agli zoccoli del diavolo, dopo che questi gli ebbe chiesto di ferrare il suo fido equino. Ciò provocò grande dolore al diavolo, così il porporato acconsentì a togliergli i ferri, ma ad una condizione: quella di non entrare nelle case dove fosse presente un ferro di cavallo. In conclusione la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo. (Giorgio Cortese)











