La Giornata Mondiale dell'Amicizia

di Giorgio Cortese

La Giornata Mondiale dell’Amicizia è stata creata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2011 ed è nota anche come World Friendship Day. Riconosce l’amicizia come sentimento di valore, perché promuove il dialogo, la solidarietà, la comprensione reciproca e la riconciliazione tra popoli. Perché dedicare una giornata mondiale all’amicizia? Perché è un valore imprescindibile nella vita di ogni essere umano.

E non solo dal punto di vista personale ma come “sentimento nobile” tra gli esseri umani. Abbiamo bisogno di socializzare per crescere e migliorare come persone: il confronto, la collaborazione, l’empatia, le relazioni affettive, l’incontro fra personalità e culture. E’ questo scambio che ci favorisce anche a livello psicologico, perché impariamo sin da bambini a percepire e riconoscere le nostre e le emozioni dell’altro, a sperimentare la competitività, l’abbandono ma anche la fiducia, la tolleranza e gli stili comunicativi. In un mondo sempre più digitale e “connesso”, siamo esistenzialmente più soli che mai, perché il contatto fisico è sempre più limitato e la distanza corporea diventa anche empatica.

E’ anche per questo che è importante celebrare la giornata dell’amicizia. A tale proposito ho provato a mettere in prosa quanto scriveva l’autore irlandese Oscar Wilde: “ Nella vita quotidiana tutti sono capaci di condividere le sofferenze dell’amico. Ci vuole, invece, un’anima veramente bella per godere del successo dell’amico. Una grande prova fisica e spirituale sta colpendo il tuo amico. Vai da lui, lo abbracci, lasci che si sfoghi e in qualche modo un’eco della sua sofferenza penetra in te e il tuo cuore vibra in una sincera “compassione”, cioè in un patire comune. Passano gli anni e tutto si è risolto.

Quel tuo amico è diventato un personaggio di successo. Ti ha invitato a uno dei suoi eventi pubblici: è sulla ribalta, acclamato e tu sei in platea ad applaudirlo. Lentamente, però, senti ramificarsi in te una sensazione di freddezza: merita proprio così tanto clamore? Non saresti forse tu più qualificato di lui e, invece, sei uno tra la folla protesa verso di lui?”. Ecco l’invidia, uno dei sette vizi capitali, il più camaleontico di tutti, ma anche il più autopunitivo. Nell’amicizia la gelosia e l’invidia diventano effettivamente una malattia, un’afflizione e un’amarezza che avvelena i sapori della vitae distrugge delle amicizie che parevano solide.