La consapevolezza di Alice

di Giorgio Cortese

Molte persone sanno tutto e poi di se stessi nulla. La grandezza degli esseri umani non consiste nell’essere felici, ma nell’essere consapevoli. Sono davvero tante le frasi in italiano che cercano di rendere al meglio il significato della parola consapevolezza. Tralascio quanto hanno scritto poeti, psicologi, letterati e tante altre categorie. In questi giorni mi sono imbattuto in un libro letto nell’infanzia «Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie» dello scrittore Lewis Carroll. 

Forse nel libro si coglie il senso completo della parola consapevolezza, quando la protagonista Alice dialoga con se stessa. Come sapete Alice, stanca dei suoi ripetitivi ritmi di vita, segue un coniglio bianco. Nella tana di Bianconiglio, questo è il nome del coniglio bianco, Alice accetta l’invito scritto su una bottiglietta: «Bevimi», con il risultato come afferma la protagonista: «Ora mi sto allungando come il cannocchiale più lungo che sia mai esistito!». Quello chi mi ha colpito è l’affermazione che segue fatta da Alice: «Addio, piedi!». Si trova cosi la testa lontana dai piedi, costringendo Alice a spedire per posta all’ «Egr. Ill. Piede destro di Alice», il regalo di Natale: un paio di scarpe nuove. Ecco quando manca la consapevolezza la testa è lontana dai piedi. E si può recuperare la consapevolezza solo ristabilendo la distanza giusta tra la testa e i piedi. La protagonista del romanzo, Alice, può farlo solo seguendo il  consiglio del Brucaliffo, e  dovrà mangiare un fungo. Ma che fatica! Non è per niente facile! Gli effetti dei morsi dati al cappello del fungo infatti cambiano a seconda della parte di fungo che Alice morde. 

La consapevolezza, che è essenzialmente armonia ed equilibrio tra le diverse parti che ci compongono, è frutto di scelte tra le tante opportunità che attraversano le nostre quotidiane giornate. Per quanto immersi nell’era della consapevolezza, più cercata e raccontata che vissuta, non possediamo dalla nascita e non ci è data come una medicina ma è frutto di scelte. Queste scelte sono anche degli errori. La consapevolezza vuol dire letteralmente arrivare, insieme, a conoscere qualcosa, insomma  renderci conto di qualcosa confrontandoci.  Il confronto può avvenire sia con chi incontriamo e con noi stessi. In questo secondo caso, la consapevolezza è chiamare a raccolta tutte le parti di noi per vivere in pienezza la nostra vita. Dobbiamo comportarci come Alice, mettendo tra parentesi il sorprendente e, a volte, strano mondo che affolla la «tana del coniglio bianco». Entrare in un dialogo schietto con le proprie emozioni, con i propri pensieri e con il proprio corpo. Fino a chiederci scusa per avere, talvolta, sciupato emozioni e aver soffocato sogni.  Il filosofo Pitagora affermava che bisognava abbandonare le grandi strade e prendere i sentieri. Siamo consapevoli che per essere felici dobbiamo credere nella possibilità di esserlo, questo è il segreto. (Giorgio Cortese)