A come austerity... Z come pazzia!

Blog di Giorgio Cortese

Il termine austerity indica un periodo della storia a cavallo tra il 1973 ed il 1974, durante il quale molti governi dei Paesi occidentali, compreso quello italiano, furono costretti ad emanare disposizioni volte al drastico contenimento del consumo energetico, in seguito alla crisi petrolifera del 1973 dopo la guerra arabo israeliana dello Yom Kippur ed il conseguente embargo dei paesi arabi. Allora ero adolescente, avevo 15 anni e, ricordo bene quando il 2 dicembre del 1973 ci risvegliammo con i decreti del Governo, dell’Austerity, tutti più poveri.

Alla domenica pomeriggio, le strade erano senza auto,  invase da biciclette, dove eravamo padroni della strada e non dovevamo badare alle auto in arrivo. Allora nemmeno le autoblu potevano circolare, se ricordo bene garantiti solo i servizi essenziali fra i quali erano compresi i sanitari, forze dell’ordine e religiosi, come ministri del culto. Mi ricordo delle multe, abbastanza salate, da 100 mila a un milione di lire. Ricordo il telegiornale, il Tg1 se prima andava in onda alle ore 20,30, spostò l’orario alle ore 20, orario mantenuto fino ad oggi e le trasmissioni finivano a mezzanotte.

Dopo tutto, le domeniche a piedi non durarono più di quattro mesi, quindi venne Pasqua, le misure parzialmente allentate con le targhe alterne alla domenica, e con l'estate vennero tolti i divieti e forse non si era poi risparmiato tanto. Ma io quel periodo lo ricordo bene, era la fine dell’età dell’oro, del boom economico e dello spreco senza pudore. Di quel periodo ricordo di un personaggio pittoresco, era il bastian contrario, era divertente allora perché se affermavo che Causio era un bravo giocatore, lui prima eccepiva sull’accento del cognome e poi se parlavo del grande portiere  Zoff, beh neanche quello gli andava bene, per non parlare della politica dove ad ogni affermazione di stima su vari politici, lui snocciolava una lunga tiritera di personaggi politici migliori dove per ognuno di loro elencava una presunta lagna di difetti. Poi ad ogni conflitto era uno spasso, quando parlavano di una guerra appena iniziata, lui iniziava da Caino e Abele per affermare che la violenza era parte di noi esseri umani e si schierava sempre a favore dell’assalitore, giustificando l’impossibile.

Adesso con la guerra alle porte dell’Europa non sento più la nostalgia di questo pittoresco personaggio della mia gioventù. Adesso i novelli bastiancontari davanti all’orrore della guerra giustificano la crudele aggressione di quel dittatore di Putin, disumano autocrate. Oggi, questi Bastian Contrari si inventano pretesti per giustificare l’aggressione e nei loro discorsi la colpa è della Nato e dell’Occidente. Arrivano sui social ad affermare che il conflitto non esiste e quanto vediamo e leggiamo e frutto di propaganda Ucraina, insomma una messa in scena ucraina. Arrivano a negare tutto ed il contrario di tutto, prima inneggiavano alla Brexit poi a Trump, alcuni negavano il Covid ed adesso sono favorevoli a Putin.

E qui con l’autocrate arrivo alla fine del discorso alla lettera maiuscola in caratteri latini  Z  che non esiste  nell’alfabeto cirillico e secondo alcuni è l’inziale della parola russa che trascritta in latino è zapad,  ovest: la direzione di marcia dell'attacco all'Ucraina e un'allusione al fatto che questa è una guerra contro l'Occidente. Un'ulteriore ipotesi è che alluda alla frase “za padebu”, per la vittoria, un comune slogan bellico russo. Ma lasciare una Z gigante sui muri o sulle auto di Mosca offre l'occasione di contestare l'iniziativa a chi con la guerra non è d'accordo: ci sono stati casi, dove mani anonime hanno trasformato la lettera in una svastica nazista. Parafrasando i vecchi telefilm su Zorro, si potrebbe concludere che questa Z è il segno della pazzia di Putin.

La lettera Z, mi ricorda il titolo di un famoso film del regista greco Costa-Gavras sulla dittatura fascista nel suo paese: «Z, l'orgia del potere», dove nel film alla fine scorre una scritta che la lettera Z che vuol dire  “è vivo" in greco antico, insomma la luce della giustizia e libertà alla fine  trionferanno, per dirla in fine come un famoso inno religioso statunitense poi usato per i diritti civili «Noi prevarremo», «We Shall Overcome!» (Giorgio Cortese)